Archivi: Aprile 2025

Inutilmente ed in attesa

17 Aprile 2025

Oggi scopro.

 

Epicuro 

Una sol volta si nasce, nè più si rivivrà, e dovremo non esser più in eterno; tu però, non signore del tuo domani, procrastini il godere: così la vita nell’indugio vanamente si strugge, ed ognuno di noi senza concedersi mai requie muore.

Seneca

Stulta vita ingrata et trepida tota in futurum fertur.

 

Saggio io non sono, uomo vorrei

21 maggio  2025

 

Un atto di preparazione

a qualcos’altro

da fare avanti nel tempo

sembra la mia vita.

E così giorno dopo giorno,

inutilmente ed in attesa,

passa il mio futuro.

2 agosto 1996

Ciro Gallo

Lumbærd d’ Siciglia

14 Aprile 2025

Nuoi lumbærd fummu

appuoi cu tamp sicigliei

d’ zea partimmu

‘nta la tearra d’ Siciglia

’n past scighjimu

anna u sau ‘nquadia

e u mær a la vista rinfrosca

a li spædi u basch rrispira

e passann la Mireghja u Maunt

c’affuma

San Frareu u ciamæmmu

d’fferant tinimmu l’ nasc

usænzi e u pardær

c’ancara arr’sist

uoi zea suoma p’

turnær anna fummu

e capir cam ara suoma.

 

Traduzione

Noi fummo lombardi

poi siciliani col tempo

da qua siamo partiti

nella terra di Sicilia

un posto abbiamo scelto

dove il sole riscalda

e la vista del mare rinfresca

alle spalle respirano i Nebrodi

e passata la Miraglia l’Etna che fuma

San Fratello l’abbiamo chiamato

differente, gelosi abbiamo tenuto

i nostri costumi e, il nostro

parlare che ancora resiste

oggi siamo qua

per tornare dove siamo stati

e per capire come ora siamo.

8 aprile 2025

Traduzzion

 

 

Sèmm sta lombard

 

poeu püssé in là col temp, sicilian

 

de chi sèmm vegnü via

 

in de la tèra de Sicilia

 

èmm catà foera un canton

 

dove el sol el scalda i òss

 

e quand te slonghet la vista sul mar te se rinfrèschet i oecc

 

dedré respiren i Nebrodi (i ciàmen inscì)

 

e pasada la Miraglia  lEtna che l füma

 

Sanfradèl l’èmm ciamàa

 

divèrs, gelos èmm tegnü

 

el noster de fae el noster

 

parlà che el tègn anmò banc

 

incoeu sèmm chichinscì

 

per tornà dove sèmm stàa

 

E per comprend me sèmm adèss.

 

8 APRILE 2025

Sempre io temo

11 Aprile 2025

 

Ora più non mi dà dolce

il pensiero del tuo corpo

a guardarti così mentre 

abbandonata dormi

  sempre io temo

 

Non l’estrema eventualità ma

la malattia dell’altra/o sconvolge.

Si insinua o si appalesa

come improvviso vento

 che apre e sbatte le imposte, 

lasciando a pezzi ogni cosa.

Sorpresi stentiamo a riaverci

uno sforzo quasi impossibile

il ricomporci. Mai più

i frantumi dell’animo

al posto di prima

instabili qualcuno pronto a cadere

mani non ferme tremanti

cercano di tenerli.

Nessuno specchio rifletterà

l’immagine di prima.

4 aprile 2024

Ad Umberto .

Ciro Gallo

Nel vento del nulla

10 Aprile 2025

Nell’incertezza

girasole dorato

con gli altri fiori 

in sofferenza piegati,

immagini senza dimora.

Inaridito è il campo

da sorprese preordinate

che negan l’attesa

e oscurano il conoscere.

Desertificato è l’orizzonte

Dulcinea e Chisciotte

che scalci l’angoscia

nel vento del nulla 

che è l’io.

 A  Z. e a tutti i giovani globalizzati.

14 maggio 2003

Ciro Gallo

23,25

8 Aprile 2025

A quest’ora della notte

con orrore un dubbio

si insinua tra le immagini

che popolano l’attesa di

irrequiete ore

forse io sono un poeta

come qualcuno dice

tranquillo, tranquillo

sì, può darsi ma tu

non lo fai il poeta

dormi pure non essere

né inquieto né insonne

a meno che  non

lo sia per natura

domani ci pensi se vuoi

adesso riposa.

4 aprile 2025

Ciro Gallo

Vero nome

7 Aprile 2025

Dolore.

Nel buio ho smesso

di cercare

Non chiedermi

cosa mi manca.

 

Oggi ho deciso

di non resisterle più

di smettere l’illusione

del suo controllo

tanto ha riempito

nascosta ogni angolo

della mia vita e del giorno

questa io pensavo

per velatura letteraria

essere malinconia

oggi ho deciso di arrendermi,

esaurite sono le forze ,

alla depressione

e chiamarla col

suo vero nome

infelicità

2 aprile 2025

Ciro Gallo

Anima

 

Improvvisa irrompe

In me  l’esistenza 

dell’anima

che e’ il pensiero di te

padre

che non esisti piu’

da tempo.

30-11-2006

Ciro Gallo

Ritratto

 

Come faccio padre

a liberarmi di te

ché abbiamo lo stesso corpo 

ed ugual tristezza nello sguardo.

unica differenza

La morte .

9-11-2003

Ciro Gallo                   

Rose

4 Aprile 2025

Rose

Così ci raccontavate

di un ricordo che poi

avete costruito.

In angoscia vivevate

per un lavoro

a lungo sperato.

Improvviso un intenso

profumo di rose

si diffuse per la casa.

Questo è padre Pio

avete insieme esclamato.

Qualcuno bussò

alla porta : si prepari

domani si parte.

A lungo avevano sperato un lavoro per lui. Ora erano passati anni da quando A. aveva lasciato gli studi. Non era riuscito a diplomarsi, nonostante B. con una bambina in braccio e la pancia sotto il muso  per l’avanzata gravidanza, avesse salito e disceso scale per implorare una promozione. Irremovibili erano stati i professori. Ipocrite parole paternalistiche avevano saputo dire. “Sa io l’italiano glielo darei ma è la matematica!

Mai lo avevamo  visto fare strafalcioni quando scriveva.  Parlava un corretto italiano. Negli anni  sarebbe divenuto il  contabile della ditta in cui avrebbe lavorato. Ora oltre che don lo chiamavano ragioniere. Tant’è, quei professori avevano “rettamente” salvato la pubblica istruzione!

Quella chiamata era arrivata all’orlo di una disperazione, di una mancanza di speranza. Non erano state le rose di padre Pio. Forse l’intercessione tardiva del cugino onorevole!

Andava a lavorare come bracciante agricolo, nelle montagne. Misuratore di gradoni. Allungava la rollina dei metri e riportava su un quaderno. Per anni aveva fatto questo lavoro.

Anna era una ragazza sveglia e avvenente. Spigliata e di intelligenza vivace. Faceva la segretaria nell’ufficio della azienda, aiutava nella contabilità il tenente, parente del padrone. Stimolava il desiderio degli uomini.

Costante nel suo amore per Salvo fugava ogni seduzione, compresa quella del potere. Ciò non aveva evitato la gelosia. Alla fine fu licenziata. Abbandonata anche da Salvo che aveva creduto alle calunnie.

Il posto era ora  vacante, ma c’era la necessità di qualcuno che aiutasse il tenente. Di qualcuno che fosse maschio e fidato.

Fu così chiamato A. Si trasferiva dalle montagne alla sedia di un ufficio. Lavoratore fedele e sollecito. Non si occupava solo della contabilità ma di tante altre pratiche. Specie quelle politiche.

Per merito di queste  era stato assunto alla regione siciliana. Ma non era sua fortuna. Dopo sei mesi per un cavillo burocratico e perché le assunzioni erano state fatte con metodo clientelare, furono licenziati in 150. Gli unici licenziati della regione Sicilia nei decenni!

Ritornò nel vecchio ufficio, alla contabilità dell’azienda e alla consueta attività politica. Ora lavorava da solo.  Il tenente si era trasferito in quello di Messina. Poteva gestirsi il lavoro come  voleva. Si alzava presto. Alle quattro del mattino era già in ufficio. Fino alle nove. Il resto della mattinata era dedicato all’azione politica. Cosi come le ultime ore del pomeriggio, dopo una dormita di una ora e di due di lavoro.  Parlava con la gente, intratteneva relazioni. Non discorsi politici ma informazioni su come andassero le cose. Come se la passassero in famiglia. Quali i problemi. Prometteva con sincerità anche se non sempre manteneva. Non era il suo il potere.  Doveva anch’egli chiedere al padrone/politico. A volte concedeva in maniera clientelare. Altre volte spassionatamente. Quanta gente , egli democristiano, di partiti avversari, aveva favorito, letteralmente a spese del suo capo! Spesso decisamente padrone. Specie quando ordinava di compilare le tessere del partito e di firmarle senza farsi accorgere che stavano tesserando gente ignara. Tutta la famiglia era chiamata a questo lavoro. Una annuale angoscia!

 A. aveva una innata perspicacia nel capire le persone, la loro sincerità. ed uno spiccato senso dell’ironia.

Di regola nei pomeriggi di primavera , soprattutto nei periodi elettorali, si sedeva a far circolo davanti alla porta della sezione della DC. Discuteva del più e del meno con le persone che venivano a sedersi. Non era importante parlare di politica, non credo facesse discorsi profondi ed impegnati. Bastava farsi vedere. Questo condizionava.

E fu in una di queste occasioni che un uomo, noto per non essere democristiano, ma in incognito, si avvicinò e gli sospirò all’orecchio “ Don  A.  che facciamo, glielo diamo questo voto alla democrazia cristiana?”

Di rimando al volo, si alzò dalla sedia e gli disse : “aspetta” entrò dentro la sezione , fece atto di guardare dietro la porta ed aggiunse : “ mi spiace, il paniere è colmo colmo di voti, il tuo non ci entra potrebbe cadere disperso. Tientelo!”

Successe che il suo capo/padrone fu nominato assessore provinciale e che dovesse dimostrare di avere oltre che una capacità politica, per quella non aveva problemi, bastavano i suoi soldi a cui tutti si accodavano,  soprattutto un seguito di popolo.

Si moltiplicarono così le riunioni, le richieste pressanti di convenuti , di platee sempre più numerose. Il dottore ordinava da Messina e pronto A. doveva trovare uomini. Le richieste divenivano sempre più impellenti, dall’oggi al domani.

Fu cosi che un sabato pomeriggio ricevette la solita imperativa telefonata. “A.  domani a mezzogiorno fammi trovare almeno 100 persone  in sezione”. Rimase basito e rivolto a noi familiari esclamò “ e dove li vado a scovare io 100 persone in così breve tempo?”.  Poi tirando fuori la sua verve ironica disse : “Sapete cosa faccio? Domattina piglio un megafono giro per il paese ed annuncio: “oggi alle ore 12 in centro nei pressi della sezione della democrazia cristiana impiccheranno il dottor M . Vedrete che non cento ma mille persone ci saranno!” 

1 aprile 2025

Ciro Gallo

Otri

1 Aprile 2025

BEllO È L’ATTIMO

 

Bello è l’attimo
dai nascosti nostri
otri della poesia
ora sciolti
quando sorge
e s’alza
dell’emozione l’alito
e gonfia
nel petto le vele
volte a salpare

30 marzo2025

Ciro Reirano

 

OTRI

Dionisiaci siano i versi

per scacciare l’angoscia,

l’apollineo è soccombere ad essa

 

Svuotiamo gli otri

colmi  d’ebbrezza

irrazionale e senza

regole sia la poesia

come il sentire

inebriate le teste

che la producono

spossati poi

masticheremo le parole

non capendo più

il significato di cui

erano piene.

30 marzo 2025

Ciro Gallo