Sguazzavamo
i piedi nudi
le scarpe lasciate
chissà dove
nei rivoli d’acqua
degli acquazzoni di
aprile, piccoli ruscelli
fra insenature di terreno
che noi chiamavamo valloni
scivolavano quei fogli
di quaderno divenuti
barchette di carta
su levigati sassi
leggere di una
felicità infantile
a volte si fermavano
ancorate a qualche cespuglio
incuranti, sui ginocchi
piegati, dei sassi aguzzi
e bagnati soffiavamo
per smuoverle e dar libertà
alla loro discesa
galleggiavano cullate
dall’aria sul piccolo lago
formatosi a valle insieme
non era importante
essere primi ma
arrivare giù in fondo
29 aprile 2025
Ciro Gallo
