Archivi: Aprile 2013

Afasia

30 Aprile 2013

Eravamo stanchi di essere quelli che si lamentano sempre, che sono sempre depressi e dalla parte di chi perde.

Pensavamo si potesse risalire la china, a fatica, poco per volta, ma comunque girare pagina e dire basta agli impresentabili, a berlusconi e company. Invece…

Senza parole, siamo rimasti storditi e muti. Il rapido progredire degli eventi ci ha lasciato cosi’, stravolti. Non sappiamo più cosa dire, nè dove volgere il pensiero. Non ci sono più punti di riferimento che permettano riflessioni. Da quando?

L’ultimo passo finale, che ci ha stesi definitivamente, è stato quando ci siamo resi conto che non avevamo più un partito cui riferirsi. Il PD, per quanto difettoso, confuso, ambiguo, era comunque il partito in cui riponevamo ancora qualche speranza. Abbiamo partecipato alle primarie con entusiasmo, quasi pensavamo di poter ancora partecipare alle scelte politiche. Sembrava ancora di poter dare una, seppure flebile e momentanea, rappresentazione alle nostre speranze. Sembrava di dare corpo ad un progetto di valori e politiche alternative, nonostante l’Europa di Merkel e nonostante le macerie in cui il PD stesso ci aveva condotto con il recente governo Monti-Napolitano.

E invece no, c’è stato il precipizio , l’atto finale. Con il voto di 101 eroi, si è conclusa la storia politica del PD (diventato DC) e la nostra storia personale di una militanza.

Pensiamo ad altro…. Che altro?

Quello che manca è l’idea di un futuro, o anche solo un idea… un ideale.

Nina

Rottamazione.

25 Aprile 2013

Non se ne vedono ormai più, solo al giunzaglio o a pochi metri da un padrone, anche se continuano a fare i propri bisogni, non raccolti, per le strade. Non si vedono più , come quando ero ragazzo, branchi di cani vagare per le vie dei paesi. Insieme, alla ricerca di qualcosa da mangiare, pronti ad azzannarsi per un osso.

Giravano indisturbati, nessun accalappiacani. Vivevano una vita separata dagli uomini. Più numerosi erano gli assembramenti nel periodo dell’estro. Tutti ad inseguire una cagna. Senza freno, si comportavano secondo natura, provocando le reazioni delle madri che coprivano con le mani gli occhi ai bambini o quelle delle insegnanti che abbassavano le veneziane,  oscurando le vetrate  e nascondendo la visione ai rossori, ai risolini e ai pudichi sguardi divertiti delle ragazze.

Fu un pomeriggio di tarda primavera, seduti a fumare sulla scalinata che dava sul campo sportivo, il disco del sole che si immergeva lontano nel mare. Un gruppo di 5-6 cani con una cagna, non più giovane, ma ancora di pelo lucido, “piacente”. Tra di essi uno più anziano, forse un pò malandato, cercava di “coprire”, senza riuscirci, la cagna, che non gradiva. Voltava a scatti la testa, dava musate sul collo, frustrando i tentativi del cane. Gli altri a guardare. Uno più giovane, con fare pimpante, di tanto in tanto digrignava i denti rivolto al “vecchio”, spingendolo via.

I tentativi ed i rifiuti si protrassero per almeno un quarto d’ora. Alla fine, frustrato, il povero cane, dovette prendere coscienza della propria scarsa “potenza” e della poco residua attrattiva. A quel punto il “virgulto” si fece avanti, scostò con un morso l’ormai arreso pretendente, cominciò a girare intorno alla cagna, che stavolta visibilmente gradiva, la annusò ripetutamente, quindi, la vanvera pronta, provò, riprovò, provò ancora, morse , abbaiò, senza però risultato. Forse aveva creduto troppo e preteso! La cagna , che aveva finito ormai tutti gli inviti e tutte le concessioni, lo guardò delusa ed irritata e dopo un latrato di disprezzo si allontanò veloce.

Penzoloni restò solo a guardarsela!

Ciro Gallo

Star Spangled Banner

21 Aprile 2013

E così è finita la tragedia delle bombe alla maratona di Boston.
Per quasi 24 ore abbiamo seguito in diretta tv la caccia all’uomo ed alla fine i buoni hanno vinto.
Si riversano nelle strade gli abitanti di Watertown e Boston per festeggiare la fine di un incubo e scaricare la tensione accumulata, per ore chiusi nelle proprie case con la consapevolezza che un terrorista armato e braccato potesse nascondersi nel proprio giardino.
Festeggia l’America intera e mi viene un groppo alla gola mentre scorrono le immagini del prepartita dei Boston Red Sox, felicitazioni, applausi ai rappresentanti dei corpi di polizia che vengono chiamati al centro del diamante, poi un intero stadio che intona l’inno nazionale e scandisce USA USA. Poco importa se sei per la squadra di Boston o di Kansas City in questo momento sei solo americano. Difficilmente riuscirò ad abituarmi alle dimostrazioni di spirito unitario e senso di appartenenza ad una nazione come avviene negli USA.
Superficiali, bambinoni ? Di sicuro l’altro esempio che ho sotto gli occhi oggi sono le manifestazioni di piazza a Roma dove da un lato un energumeno urla “fascisti carogne tornate nelle fogne” che fra l’altro puzza molto di naftalina messa lì circa 40 anni fa e dall’altra energumeni di un altro tipo che saltellano al canto di “chi non salta comunista è”.
Devo proprio scegliere ?

Purtroppo oggi non è dato a tutti di festeggiare. Non per tutti i famigliari delle 4 persone, fra questi un bambino di 8 anni, la cui vita si è fermata 5 giorni fa, neppure per le altre decine che hanno subito traumi e menomazioni che dureranno per sempre. E anche 14 morti, più lontano, nel Texas in parte dimenticati perché il loro dramma è stato oscurato da un altro dramma. Come mi sentirei se fossi il padre di Martin ? Di sicuro non avrei voglia di cantare e gioire; ma qual’é allora il confine ? Se è un mio famigliare piango, se è un caro amico piango. E l’amico dell’amico dove si colloca ?
E’ più giusto gioire per la cattura di uno sconosciuto terrorista che ha seminato la morte o fermarsi a piangere la scomparsa di persone innocenti ?
E se oggi mi sento più dello spirito di cantare Star Spangled Banner che essere triste, sono un insensibile egoista ?

Abi

Quirinale

17 Aprile 2013

Ad essere sinceri qualche piccolo dubbio lo avevamo. Fortunatamente siamo stati smentiti (speriamo…).

Con atto di realismo e di umiltà Gino Strada ha declinato l’invito. Continuerà a fare quello per cui ha studiato e lottato: portare la sanità là dove non  esiste, anche qui’ in Italia! Per questo continueremo a considerarlo come negli anni della nostra gioventù. Non ne avrebbe avuto le caratteristiche. Sarebbe stato come sempre,  giustamente, un uomo di parte.

Non riusciamo però a capire cosa voglia dire, oggi, super partes, in una società disuguale. Chiunque andrà al Quirinale dovrà essere dalla parte dei più deboli. E’ nella costituzione di una nazione giusta. Sicuramente da Presidente  dovrà difendere i diritti costituzionali  di ogni cittadino e dovrà silenziare, se non i convincimenti, le pulsioni personali. Questo lo potrà fare chi, per cultura e/o pratica, conosca a pieno le istituzioni e ne applichi  fedelmente le regole vigenti. E chi meglio di Stefano Rodotà?!

Tutti gli altri politici sarebbero solo dei succedanei, compreso D’Alema, con la sola eccezione di Anna Finocchiaro.

Ciro Gallo

Allergia.

15 Aprile 2013

Soffro di una malattia che probabilmente rara non è, ma che fino ad ora non era stata correttamente diagnosticata. Si chiama “allergia del 3131”, questo almeno il suo nome in Italia.

Colei che per prima me ne ha spiegato chiaramente i sintomi e le se sue origini non è un medico bensì un’amica che vive in un ridente paesino della Liguria e di mestiere fa l’albergatrice.

L’allergia del 3131 è sempre accompagnata anche da una forte allergia alla stupidità umana.

Questa malattia cominciò a manifestarsi ed a diventare in poco tempo estremamente contagiosa ai tempi della trasmissione radiofonica “Chiamate Roma 3131”.
Fu quella la prima volta che in Italia si dette la possibilità a chiunque di dire la sua opinione e di renderla pubblica a livello nazionale. Per i più giovani cito Wikipedia: “
Trasmissione storica, ha rappresentato il primo tentativo in Italia di effettuare un contatto diretto tra l’ascoltatore ed il mezzo di comunicazione”.
In pratica succedeva che durante la trasmissione l’ascoltatore telefonava allo studio della RAI e poteva esprimere, in diretta nazionale, la propria opinione sull’argomento del giorno.

E questo fu l’inizio dell’epidemia.

Seguirono dopo qualche anno le prime radio private e la malattia si diffuse sempre più. Però in una forma molto meno grave di quella odierna; all’epoca infatti nella quasi totalità dei casi succedeva che si facessero le dediche in diretta del tipo “da cucciolone a passerottina con tanto amore…”
Arrivarono anche i fagioli di Raffaella Carrà ed i “complimenti per la trasmissione”, ma questa è forse un’altra storia.

La malattia raggiunse il suo stato di pandemia e di massima gravità con l’avvento di Internet. Fu a partire da quel momento che chiunque, ma proprio chiunque, ebbe la possibilità di dire qualunque cosa gli venisse in mente e che chiunque, e lo ripeto ma proprio chiunque, potesse accedere al contraddittorio.
La lingua Italiana ma non solo quella, non scordate che di pandemia si tratta, fu maltrattata e violentata, la cortesia, buona educazione e buon senso vennero definitivamente sotterrati.

Io ho scoperto di essere ammalato di allergia del 3131, allergico ai commenti degli articoli dei giornali, alla maleducazione ed alla stupidità.
E’ una malattia subdola, a volte mi distraggo, ci ricasco e mi faccio un pochino male, ma per fortuna mi sono da tempo vaccinato e finisco col cavarmela.

Sono anche ammalato di protagonismo e megalomania perché penso di avere qualcosa di intelligente da dire e spero di poter essere ospitato sulle pagine di AltraPolis; se così sarà chi si riconoscerà in me avrà annuito e spero sogghignato negli ultimi 2 minuti leggendo questo scritto e chi non è d’accordo se mai un altro giorno leggerà il mio nome tirerà dritto per la sua strada.
Senza insultarmi, o almeno facendolo solo in cuor suo.

Abi.

I papi della sinistra

14 Aprile 2013

Io lo conosco bene Gino. Per anni siamo stati fianco a fianco nel movimento studentesco di medicina. Mi colpiva la sua bonarietà, il suo non estremismo, la sua pacatezza, anche se non mostrava la brillantezza intellettuale ed il carisma di altri.

Per anni ci siamo poi persi di vista. Lo ho incontrato di nuovo, una prima volta, all’esame di otorino. Irriconoscibile. Rideva alle battute idiote , poco spiritose dell’esaminatore. Cosi’ è l’università ci si reincontra e ci si riperde di vista.

Sono seduto in terza fila, mai per mia caratteristica in prima, ormai medico, ad una lezione della specialità di gastroenterologia. Un codazzo di camici bianchi entra nell’aula del Granelli. Sono i chirurghi della scuola di Staudacher, il vecchio, noto barone. In mezzo a loro Gino. Mi si illuminano gli occhi, la bocca si apre ad un sorriso, cerco di salutarlo. Si siede in seconda fila . Fa finta di non vedermi. Succederà anche qualche giorno dopo in mensa. Avevo creduto ad una distrazione. Da molto non ci vedevamo. Confesso che sono rimasto male, ma ho capito. Il gruppo, il professore non era dei più democratici ed il riconoscere me avrebbe potuto essere compromettente. La speranza di un lavoro è condizionante. Il nostro passato avrebbe potuto essere ricattatorio. Tra l’altro non è stato il solo. Qualcuno incontrandomi,  un giorno, in ospedale , dove egli frequentava e dove io ero andato a parlare col primario, a mezza voce mi aveva sussurrato: “Non dire che mi conosci”. Lo stesso che in futuro mi avrebbe fatto la corte, quando io ero diventato stretto collaboratore di un importante professore, al quale, in più occasioni egli si “genufletteva”. Fino ad arrivare a portargli la tazzina di caffè. Quella volta sono stato io a “sussurrargli” con sdegno: “Smettila di umiliarti, ricordati chi siamo stati ed il valore e l’onestà dei nostri ideali!”. Non credo sia cambiato, so come ha fatto carriera.

Sempre il destino dipende per alcuni da “lobbies ed appartenenze”, per altri da particolari fortuiti. Per caso alcuni di noi sono stati da questi indirizzati a svolgere l’umile utile lavoro di medici ospedalieri. Gino sappiamo cosa ha fatto.

Lo ho ammirato ed invidiato. Egli era riuscito a concretizzare, in valore assoluto, gli ideali per cui avevamo lottato e studiato. La mia ammirazione non era scalfita nemmeno quando mettevo a confronto la mia con la sua coerenza. Per me contavano i risultati, la realizzazione degli ideali. Mi dicevo: “Non è facile conciliare una integra coerenza con i risultati da ottenere”. Fino a quando però qualcuno  lo ha voluto investire di un potere vicario, lo ha “eletto papa” della sinistra ed egli a cominciato a comportarsi di conseguenza. Credo non si fosse ancora liberato della caratteristica adolescenziale, che, per un periodo della vita, ognuno di noi ha: la sensazione di un potere taumaturgico. Ha creduto di poter influire, cosi’ per investitura, sui destini del nostro paese, se non su quelli universali… Ha dilatato   enormemente i suoi limiti. Fino a non aver coscienza di quelli dell’educazione e del rispetto.  E’ vero, si fa fatica ad essere rispettosi con Brunetta, ma a nessuno  è concesso essere superficiale e rimarcare “difetti” della natura a cui solo i canoni fittizi della nostra società danno un valore di selezione. Se ci si può permettere di dare giudizi estetici su uno sviluppo corporeo, allora ci si può sentire autorizzati ad esprimere pareri,  escludere e ghettizzare coloro che hanno uno sviluppo intellettivo fuori dai parametri funzionali a questo tipo di società.  A nessuno,  soprattutto a noi medici, è consentito!

Oggi apprendo che Gino è tra i candidati del Movimento 5 stelle per il quirinale. “Da Papa della sinistra a Presidente della repubblica grillino”.

Per favore non si lasci strumentalizzare, continui Gino Strada a fare quello per cui abbiamo lottato e studiato e che la ventura ha voluto che facesse. Anche perchè non ne avrebbe le caratteristiche!

Ciro Gallo

Noi non siamo napoletani!

12 Aprile 2013

Ci mancherebbe altro mescolarci. Noi siamo stati gli artefici dell’unità d’ Italia. Noi siamo stati capitale. Noi abbiamo avuto la casa reale. Noi siamo piemontesi!

Resto allibito davanti alla levata di scudi del PD torinese, in testa Piero Fassino, che si è sentito offeso dall’accostamento del quartiere s. Salvario di Torino con quello di Scampia, nella manifestazione contro la povertà,  indetta dal partito nazionale.

Tanti distinguo. Uno dei quali veramente esilarante : “A s. Salvario ci sono ristoranti da 100 euro a cena!”

Il sindaco richiederà con forza di cancellare l’offesa.

Ora mi aspetto che la “curva” torinese del PD cominci a gridare : “Noi non siamo napoletani…” Lo stesso becerume razzista da curva da stadio!

Ciro Gallo

Il figlio bastardo

11 Aprile 2013

Non ci penso nemmeno a commentare la morte di Margaret Hilda Roberts , in “arte” Tatcher, il nome del marito. Non ne ho le competenze, quasi come tutti gli attuali giornalisti italiani. Nessuno capace di un ritratto oggettivo, solo retorico e/o beatificante. Questo  succede quando non si conosce o quando si vuole nascondere la reale verità dell’argomento. Solo un ricordo il mio e forse una considerazione.

Ero ad Edimburgo negli anni del fulgore della “signora” e ho vissuto, da testimone, l’impoverimento delle classi meno abbienti e l’iniziale attacco al servizio sanitario nazionale britannico. Seguivo da presso, perchè medico al WGH, le agitazioni degli infermieri e attraverso la stampa e la televisione le lotte dei minatori di Arthur Scargill.

E’ stato alla televisione  che mia figlia di due anni e mezzo la vide per la prima volta. Non so se capisse o se a quell’età potesse essere influenzata dalle idee politiche dei genitori. Sta di fatto che da quel momento, tutte le volte che la  vedeva esclamava: “guarda la bruttazza!”.

Danni ha fatto la Tatcher ai lavoratori e alle classi subalterne britanniche. Danni la sua ideologia alla politica internazionale ed europea in particolare. Da quel momento molta sinistra, credendosi realista, si è convertita: ha sposato il mercato! Alla fine quando non è servita più è stata costretta a dimettersi, sostituita da John Major. In quel momento serviva un conservatore morbido.

Per anni ne sofferse e se ne lamentò lady Margaret, sentendosi tradita nei suoi ideali. Fino a quando all’orizzonte comparve colui che ella stessa defini’ il suo erede, un “suo figlio”. Bastardo però, come quelli che portano un nome diverso da quello del vero padre. Si riferiva a Tony Blair che , bastardo perchè liberista, il suo cognome naturale, portava invece quello del Labour party!

Questo bisogna che ricordino certi dirigenti del PD, facili agli innamoramenti.

Ciro Gallo

Arbitro ……..

10 Aprile 2013

3 giornate di squalifica a Balotelli, perché ha insultato un arbitro, uno dei tanti che, in campo, fanno il bello ed il cattivo tempo. Una giornata a chi rischia di rompere una gamba a un avversario con un inutile intervento. Non sono milanista. Sono interista e continuo a stravedere per Supermario, che reputo il legittimo erede di Ibrahimovic, in tutti i sensi! Ma non è questo il punto. Il punto è che sembra sia molto più grave offendere verbalmente la classe arbitrale che non fare del male fisico a un collega. Il tutto condito da decisioni tragicomiche, decretate da piccoli duci in mutande, arbitri non tanto dell’evento sportivo, quanto del risultato dello stesso.

Giammai moviole o fotocellule! Dove se ne andrebbe il loro potere incondizionato? D’altra parte in un paese dove per colpa della politica la  Magistratura è costretta ad invaderè  anche il campo medico, in merito all’indicazione terapeutica di un trattamento  di efficacia tutta da dimostrare (  emettendo giudizi che  presuppongono nozioni di cui si è verosimilmente del tutto digiuni ), non sorprende che la piccola magistratura dello sport più popolare non voglia essere da meno.

Forse dovremo cambiare il detto: non è comandare, è giudicare, che è meglio che ……

Sans Atout

Cittadinanza onoraria.

9 Aprile 2013

Era una di quelle, ormai rare , giornate primaverili  in cui vale la pena andare senza meta per Milano. Senza scopo. Come quando da giovane , nelle mattine di sabato, ti lasciavi guidare dalla bicicletta tra i vicoli freschi e silenziosi del centro, invidiando chi in quelle case  abitava, non il loro possesso, ma la possibilità di godere di quei luoghi ogni mattina dell’anno.

Per noi che l’economia ha spinto ai margini della città, nei paesi della periferia, le domeniche senza macchine sono un richiamo ai nostri anni passati, quando studenti, ” costretti” a camminare  e a prendere i mezzi, avevamo l’opportunità di guardarci intorno, di assaporare Milano, di sentire la sua fragranza, di lasciarsi stupire dalla bellezza dei suoi pochi alberi fioriti,  nei posti per noi obbligati.  Piazza s. Stefano , i giardini della Statale. Sotto di essi interi pomeriggi a studiare, nella soddisfazione dello studio e nel desiderio di un nostro domani.

Anche se nella tua età adulta hai visitato e vissuto città internazionali, che ora preferisci, della tua restano ricordi, afflati che spesso affiorano e che vuoi rivivere. Alla ricerca della delicatezza di quelle sensazioni, abbiamo deciso di ripercorrere a piedi quei luoghi ormai  “sfuocati”, quasi metafisici, ma sempre profondamente dentro di noi.

Corso Magenta aveva un silenzio rilassante, interrotto, di tanto in tanto, dallo sferragliare dei tram. Biciclette discrete percorrevano padrone la via. I fiori del giardino di s. Maria delle Grazie si concedevano nel loro biancore. La loro fragranza finalmente non mescolata all’odore dei motori. Le vetrine avevano un aspetto innocuo, meno compulsive, meno invitanti  all’acquisto. Là solo per farsi vedere.

A piedi fino al limite di via Meravigli. All’angolo, sulla destra,  la pasticceria Marchesi. Se la guardi dall’esterno, un pò distratto, sembra una vecchia farmacia. Ti aspetti che sulla porta esca il farmacista, con gli occhialini rotondi cerchiati d’oro e le maniche del camice tirate sù,  a scrutare la strada. Entri. Il locale è piccolo, tante persone al banco del caffè, ma variopinto di mille colori. Colombe , residue della produzione di pasqua, cannoncini, bignè verde pistacchio, color nocciola, babà al rum. Sei avvolto nel profumo e in una gentilezza premurosa.

Fai uno sconto al tuo essere medico e al rigore della dieta, che la tua professione ti impone. Vorresti subito addentare un pasticcino, ma la tua rigida educazione ti frena. Lo mangerai poi a casa. Tieni in mano il piccolo vassoio, vai a pagare alla cassa. Usi il bancomat, non più il denaro contante. E’ un bene da un lato, dall’altro però ti fa perdere il concetto del valore di esso  e della fatica che costa. Tutto in una carta, che tiene i tuoi soldi, che altri, le banche, usano per i loro scopi, concedendoti, bontà loro, “l’emolumento” giornaliero dei tuoi risparmi e del tuo lavoro. Più carte non una lira in tasca!

Esci dalla pasticceria, qualcuno, sui cinquantanni, con le tempie brizzolate, ti si avvicina chiedendoti una moneta. Imbarazzato, sempre lo sono  e con un senso di colpa, quando le persone sono costrette a “chiedere”, rispondo di non aver soldi in tasca. Anzi no, dico : “Mi perdoni, ho solo 30 centesimi” E quello in corretto italiano : “Meglio dodici gnocchi che niente” ed ancora in perfetto milanese “piuttost che nient l’è mei piuttost!”

Il signore in questione non è originario di un paese della Lombardia, è di colore , viene dal Senegal.

A lui non bisogna dare 30 centesimi ma la cittadinanza onoraria!

Ciro Gallo