Archivi: Giugno 2025

Gli idioti

27 Giugno 2025

Non so se fosse, nella semi oscurità della stanza non riuscivo a distinguerlo. Non so se fosse una mosca, una formica o un moscerino.

Saliva di fretta, senza pause lungo il vetro smerigliato della finestra. Arrivava ad un punto. Sempre lo stesso. Si fermava di scatto e poi di schianto scompariva, precipitato in basso.

Risaliva. Sempre allo stesso modo. Sempre lo stesso percorso. Dritto, mai deviato. Fino allo stesso punto. E zac! Giù.

Ricominciava e ricominciava e continuava. Come un idiota.

Irritato da quella idiozia ho avuto l’istinto di spiaccicarlo sul vetro. Lo ho represso! Ho pensato è un idiota innocuo, per giunta non dotato di logos, perché sopprimerlo? Considera quanti idioti ci sono forniti di logos, che vivono molesti nella loro completa idiozia. Non è che tu vai in giro e li ammazzi?! Facciamolo vivere, che disturbo mi dà? Non sarei io un idiota a sopprimerlo?

Lo ho lasciato lì sul vetro.  Continua ad andare su e cascare giù dallo stesso punto. Imperterrito nella sua compulsiva, non dannosa idiozia.

27 giugno 2025

Ciro Gallo

Gli oncologi non vanno in paradiso

24 Giugno 2025

Dovesse succedermi o quando mi succederà mi asterrò. Mi affiderò solo alle mie mani. Almeno così ora mi dico.

Grande era l’apparecchio. La chiesa madre tutta addobbata. Fiori ad ogni angolo. Tutta piena di gente. Già dal sagrato si udivano i canti. Tre preti officianti, con paramenti dorati. Otto chierichetti con la tonachina blu e la mantellina gialla. Tutti compunti. Il parroco preso dalla sua parte, recitata benissimo. Chi serviva, la faccia di circostanza. Il sacrista quasi piangente, effetto della mancia di prima  e di quella di poi. Tutta un’atmosfera estatica, celestiale. Risuonavano le navate. Era una messa cantata. Tanto cantata! Era per un morto ricco. Avevano creato un anteprima del paradiso, anticipando quell’altro. Come se il morto fosse già beato. Tutti lo credevano. Solo i diavoli lo conoscevano ed ora nel viaggio verso l’inferno se lo disputavano.

Cono era uomo di chiesa, da sempre lo era stato. Religioso, non perdeva una messa e non perché, povero e senza lavoro, non avesse niente da fare . Ci credeva, ci credeva proprio. Faceva tutti i lavori più umili nella parrocchia. Spostare i banchi? C’era Cono. Togliere la polvere ai candelabri? C’era Cono. Salire sul piedistallo per levare dalla testa della statua la cacca di qualche uccello infiltrato? Cono! Mai si lamentava.

E fu il tempo che Cono morì. Qualche giorno dopo il ricco. Visti i suoi meriti, tutti si aspettavano esequie degne. Presto al mattino fu detta  la messa funebre. Tanto presto che pochissimi fedeli c’erano ad evidenziare quanto la chiesa fosse spoglia. Solo il catafalco con la bara di latta e legno grezzo risaltava in mezzo al corridoio. Un prete assonnato, un paramento liso, biascicava le giaculatorie. Nessun inserviente. Il sagrestano assente.

Preso a coraggio un amico di Cono si avvicinò all’altare, salì i gradini e, credendo fare cosa giusta come ricompensa ai servigi  resi da Cono, chiese al prete :” Padre gliela diciamo cantata la messa a Cono?”. Stupito quello lo squadrò e con uno sguardo venale gli rispose :” Soldi ne hai? No?! E allora fesso non lo sai che senza spartito non suona la banda e senza denari non si canta messa!”

Mestamente, con  solo un requiem aeternam, Cono fu portato al cimitero. Della sua anima niente si sa. Anche gli angeli se lo erano scordato.

Dovesse succedermi mi metterei solo nelle mie mani.Fortemente lo spero.

X non poteva più permetterselo, l’assicurazione gli aveva alzato enormemente il premio. Aveva dovuto desistere. Prima tutti erano concentrati sulla sua malattia. Infermiere linde, carine, cortesi, comprese nel ruolo. Il caffè, le brioche, i giornali, la televisione. I medici col camice bianco bianchissimo,  il sorriso compiacente, le mani sollecite anche se sudate. Cantavano messa. Pensava :” mi prendono sul serio, han cura”. Era fiducioso e tranquillo, speranzoso. ” Vuoi che tutto questo apparato e questa attenzione non possa sconfiggere il mio tumore?!

Ora era diventato un ammalato pubblico del servizio sanitario nazionale. Niente caffè, giornali, Tv. Lunghe attese noiose. Solo qualche infermiera a volte gentile a cui chiedere qualche lume. Sempre medici diversi. Un tempo limitato 15/20 minuti e via. Non puoi chiedere niente, discutere, valutare terapie. Niente di niente. In mano ad un altro che quasi mai di te si ricorda. Nella completa solitudine. Un dentro e fuori. Una fabbrica.

Gli era venuto in mente il film di Elio Petri. ” Lulù era uno stakanovista. Aveva ritmi forsennati di lavoro. Sfornava continuamente bulloni. Un bullone dopo un bullone dopo un bullone. Fin quando perse un dito. Fu allora che capì di essere uno sfruttato e che la compiacenza dei superiori niente aveva a che fare con la benevolenza. Era solo interesse perché lo additavano agli altri come modello di operaio. Prese coscienza”.

Non avvertono i medici in generale, gli oncologi, quelli costretti a turni senz’anima in ambulatorio. Non avvertono la loro alienazione. Attribuiscono il loro burnout ad altro e cronicizzano la loro freddezza, il loro distacco dall’ammalato. Non avvertono il loro servilismo istituzionalizzato.

I medici del SSN, gli oncologi, anche se proletarizzati non sono come la classe operaia di Petri. Non prendono coscienza, “non vanno in paradiso!”

E per gli ammalati normali così come per Cono, niente messa cantata.

23 giugno 2025

Ciro Gallo

Differenza

22 Giugno 2025

Trovata in un libro scritta su un foglio volante.

 

Io sono la mia differenza

che sta nell’altro

che da me differisce

io sono la mia identità

che dell’altro non

può fare a meno

sento dolorosa

l’incomprensione di me

penosa è la mia incompletezza

che io abbia bisogno

dell’altro mi disturba

perché chiuso si mostra

al mio domandare

ché vive l’illusione di

una autosufficienza

mi sforzo di creare un

varco nella sua solitudine

che condiziona la mia

io sono la mia differenza

10 novembre 2006

( Milano- Londra )

Ciro Gallo

Del sanfratellano

21 Giugno 2025

Ti chiedi Ciro

e mi interroghi su

questa forma grammaticale

“væc a fæzz” che usa

un secondo indicativo

a posto dell’infinito.

Azzardo una interpretazione

l’intenzionalità rende presente

l’azione futura, ecco il presente

una rappresentazione dell’azione,

dell’atto da parte della

corteccia pre-frontale

in un presente esteso

21 giugno 2025

Ciro Gallo

 

 

Bugiardi i sogni

19 Giugno 2025

Tu dici Silvana

che mi hai sognato

ed io ero giovane

e contento?

mai io lo sono stato

domandalo a Beppe

che ben mi conosceva.

Contento Silvana?!

quanto bugiardi

siano i sogni!

 

a Silvana di Pepé.

18 giugno 2025

Ciro Gallo

Eppure per me è stato un bel sogno

Non di me hai sognato

Silvana ma di Beppe

nel periodo in cui eravamo

giovani e belli e

sembravamo contenti

ne hai sostituito l’immagine

perché sarebbe stato

triste il risveglio

e tu hai bisogno che

qualcosa di  bello

oscuri l’assenza.

bugiardi sono i sogni

Silvana

ma di loro e delle loro

illusioni abbiamo necessità

ci avvolgono a volte

in un’ aura serena

e dimenticanza

in questa bugia sta

l’utile funzione di essi

19 giugno 2025

Ciro Gallo

Digiuno per Gaza

18 Giugno 2025

Forse che il mio digiunare li solleva dalla fame?

Forse che il mio gridare è udito?

Nonostante lo faccio e grido sempre più forte.

Serve a loro di più il denaro che

risparmierei nel mio giorno d’inedia

Impotente è oggi la forza della solidarietà.

Solo la razionalità del  tempo

creperà la violenza della

prevaricazione e dell’arbitrio

 

Oggi

per sentirli più vicini,

come quando ero bambino

nei giorni del venerdì santo,

digiuno 

e  forti sento

i morsi della fame

loro i bambini di Gaza

non solo un giorno

da tempo sentono 

il vuoto nello stomaco

nemmeno bucce di 

patate sono concesse

io posso scegliere di farlo

in solidarietà

per loro ogni giorno

è un imposto

 Venerdì Santo.

 

Questi versi sono un adattamento di altri scritti il 15 aprile 2022 col titolo “Zazzun” digiuno, per il venerdì santo, già pubblicati

18 giugno 2025.

Ciro Gallo

Poesie da Gaza

16 Giugno 2025

Giovane poeta che scrivi

tra le macerie di Gaza

 

Come  si capiscono

le tue poesie

 come sono

semplici le tue parole 

chiare , prive di oscurità

perché la morte incombe

tu non hai tempo,

in fretta devi dire

e farti capire,

in fretta dovranno

leggerti 

la morte incombe.

Anche se slegati e solitari, 

resteranno i tuoi versi,

indelebile sarà

il ricordo che 

sapranno  ricostruire

16 giugno 2025

Ciro Gallo

Se

Se 

non mi concedi

la felicità

lasciami almeno 

fuggir la tristezza

quella che tu mi imponi

l’altra la mia

già la conosco

se

mi neghi la vita

lasciami almeno 

fuggire la morte

l’altra la mia 

già la conosco

di essa è pieno ogni

attimo del mio vivere

se

neghi il capirmi

lasciami almeno 

l’incomprensione

la mia

già la conosco

partecipa ad ogni

mio sforzo

di comprendermi

se…

18 giugno 2025

Ciro Gallo

Madri e fazzoletti

15 Giugno 2025

Forse perché non ho più la madre a ricordarmelo.

Ah si mia madre, mi amava mia madre, ma non era smelensa nel suo amarmi. Non confermava l’equazione delle mamme dei figli maschi che vedono nel figlio un sostituto del marito. Fortemente mia madre era legata a mio padre. Lo preferiva. Mi amava mia madre, le piacevo fisicamente,  le piaceva il mio modo di muovermi elegante,  alto un poco dinoccolato. No, assolutamente no, nessuna sfumatura incestuosa. Amava quel fisico che ella aveva creato, quella sua ideale rappresentazione. In generale è così  anche per le figlie. Con quest’ultime però c’è un desiderio di duplicazione introiettiva. Non si proietta fuori la creazione, la si vuole assimilare,  tenerla dentro, una continua gravidanza. Per evitare forse una esautorazione come entità femminile. Alcune per paura della competizione in una società patriarcale. La preferenza del padre per la figlia. Strano che non si comprenda che questa  ultima è espressione di potere, di possesso. Che la madre creatrice, dimentica del suo vero potere, si lasci assorbire nel potere “politico” maschile.

Ma tutto quanto sopra niente c’entra con quanto volevo raccontare. Il non aver più la madre a ricordarmi di non togliere la maglia della salute ai primi caldi. 

Sbadatamente, senza pensarci, sempre io sono attento, la ho tolta!

Mai io ho usato fazzoletti per soffiarmi il naso. Mai rinorrea, Talvolta qualche starnuto.

Lindi, puliti, stirati , variopinti, li usavo spesso come pochette. A volte, per dare sfogo al mio comportamento sociale sfumatamente epilettico, li abbinavo a cravatte, ereditate da mio padre, che erano una completa provocazione!

Le cose cambiano. Da due settimane non faccio che usar fazzolettini. Non quelli di stoffa, non si usano più, ma quelli di carta. Quelli di un soffio e via. Solo una  singola pulita di naso.

Ho un raffreddore,  con una sintomatologia influenzale, una secrezione mucosa rino-faringea che non vuole sentire ragione. Nessun sintomatico funziona. Da medico mi ripeto : “ma vuoi usare un antibiotico per un raffreddore, anche se protratto?” Con una certa ritrosia ho optato per l’uso di un cortisonico locale per contrastare l’infiammazione del rino-faringe. 

Ho appena iniziato con gli spruzzi. Già ieri mi sembrava di star meglio. Questa notte, agli inizi, ho dormito. Credevo di esser guarito. Alle due però mi sono svegliato con un accesso di tosse irrefrenabile. 

Questa mattina ho mal di gola, dolori alle ossa e la stessa ostruzione nasale. Tutto come prima.

Oggi niente mi manca, le mie emorroidi che per diversi giorni erano rimaste quasi silenti, han pensato bene di partecipare alla mia situazione di non salute.

Avessi avuto ancora la mamma a ricordarmelo non mi sarei tolto la maglia della salute.

Mi amava mia madre, mi amava. Anche se non era smelensa. Tutte le artefici amano ciò che creano.

14 giugno 2025

Ciro Gallo