Pavlov e la processione

22 Settembre 2022

Lunga passava la processione. In testa vestite di bianco le vergini, dietro tutta la popolazione. Scalze andavano le donne, alcune col saio per voto. Gli uomini in ultimo a capo scoperto. Davanti la vara del  santo. Prima portata a spalla dagli uomini, sudati, mai dritta, sempre dondolante, in equilibrio diseguale. A strappi qualcuno aggiustava la posizione  della barra sulla spalla, accentuando il dondolio della statua, il tintinnio dei gioielli attaccati all’abito del santo e lo sventolio dei soldi fissati con gli spilli.Sembrava a volte cadere.

Religioso  era il mormorio delle preghiere ed il lento scorrere dei grani del rosario. Di tanto in tanto la banda attaccava  un pezzo che poteva essere funereo o allegro,  per niente legato al momento.

Col tempo le spalle che portavano il santo furono sostituite, prima da un carro semovente spinto su ruote, poi da un vero carro a motore. Passava per tutte le strade del paese la processione, persino  per qualcuna fuori mano. Come prima restavano uguali  le preghiere ed i canti. Ad un segnale convenuto, qualcuno in testa  dava voce e all’unisono gli altri seguivano.

Finite o rare sono ormai le processioni. Ad una però ancora assisto, giornaliera, due volte al giorno, mattina e sera, in una strada di campagna, Un numero non eccessivo vi partecipa. Il colore bianco è preponderante. Vanno, non camminano, trotterellano dietro, in un assemblaggio lievemente scomposto seguono il carro, un vero carro. A volte una specie di trattore, altre una panda, vuota  del santo, ma con un guidatore.  Ad intervalli questi suona il clacson e quelli all’unisono rispondono. Ma questi partecipanti alla processione sono fedeli particolari, non rispondono con preghiere o canti  ma con un prolungato beeeee. Sono pecore. Più compatte ed in un nuovo ordine proseguono, senza bisogno di un cane che li raggruppi. Niente sa il contadino/pastore del riflesso condizionato di Pavlov!

21 setembre 2022

Ciro Gallo