Se il viscian è un pot abortito o
ha una sua personalità
La strada si snodava lunga, stretta, liscia, interrotta dal piccolo slargo della Portella con la fontana sempre con l’acqua corrente, nonostante la carenza e da quello del monumento con la statua in memoria dei caduti. La scalinata Bosco di fronte aumentava l’impressione della sua larghezza.
Scuro fitto, interrotto dalle poche lampade agli angoli. Poste senza alcun ordine, non dove ce ne fosse più bisogno. Quasi come prova. Da poco avevano “portato” la luce elettrica in paese.
Se ne stavano là attaccate al muro di qualche casa. Una specie di asta con motivi finto floreali, ad aumentarne il volume, che finiva all’estremo, verso la strada, con un piatto con la superficie inferiore bianca. Curva, pesante e dolente come la schiena degli anziani o dei contadini. Solitaria stava la lampadina. Fioca. la sua poca luce accentuava il buio di lunghi tratti di via. Sopperiva nelle limpide sere primaverili la luna.
Scendevano dal Buglio le due donne a passi spediti in quella sera. Svelte avevano attraversato tutta la via Latteri. Andavano al Monte Nuovo a visita. Camminavano strette l’una all’altra. Il tempo e l’oscurità le incutevano paura. Non che temessero altro. Solo l’insicurezza di una strada solitaria. Nessuno a quell’ora. Chiusi i balconi e le finestre. Normalmente per sentirsi sicuri, in quella sera per le raffiche. Il vento arrivava a folate, così forti da spostare le gambe delle donne, a far perdere l’equilibrio. Si stringevano insieme per resistere. Spingeva e attaccava alla faccia lo scialle che copriva loro la testa. Un caldo scirocco primaverile, mescolato a sbuffi freddi. Irregolare. A volte sembrava calmarsi, cessare, per un improvviso tornare con forza. Affrettavano il passo per arrivare presto, per farsi compagnia e penetrare lo scuro.
L’apprensione, la fretta, i passi più lunghi e veloci avevano smosso qualcosa nell’addome di una delle due. Continui sommovimenti, contrazioni, verrine, irriverenti gorgoglii attraversavano da una parte all’altra l’intestino.
Aveva cercato di trattenerli. Non aveva potuto a lungo. Poi, data la confidenza tra le due, aveva deciso di cedere. Libero lo sfogo, protetto dal buio. Aveva cominciato con uno, poi ad ogni passo un altro e più affrettava i passi e più sollevanti i rumori. Sicura aveva così continuato.
Sempre in questi casi si ha però il timore di essere osservati, che qualcuno non visto ti veda e soprattutto senta. Girò la testa da un lato, poi dall’altro, per vedere se ci fossero persone, quindi guardò dietro. Nella penombra una figura seguiva. Pietrificata, piena di vergogna ebbe solo il coraggio di dire : “ avuoi assæi ieà ch’ sai darrier d’ nuoi?” (signore è da tanto che è dietro a noi?) E quell’altro sanfratellano spiccio : “na maistra, sau d’ quæn accumunzæst a abbiær l’primi bumbi!“ ( no signora solo da quando ha iniziato a sganciare le prime bombe!).
Tutta rossa in viso affrettò ancora il passo tirandosi con forza dietro la compagna. Quando ad una certa distanza dall’uomo rivolta all’amica esclamò :”ch’ cagghiarura!” ( che vergogna!) E quella come a confortarla : ” e tu n’ pulii abbiær ‘n viscian ch’ n’ fea rumaur” ( e tu non potevi fare dei viscioni che sono silenziosi).
Il vento intanto era calato.
A B’ttina la Blasgina, mia madre, fonte di cultura popolare. A lei devo la memoria di questo ed altri aneddoti.
21 dicembre 2025
Ciro Gallo
