Archivi: Gennaio 2026

Paideia

28 Gennaio 2026

Lontani vi tengono

da parole alte

adducendo a ragione

la vostra giovane età

non sanno,

uomini imbruttiti

nell’assuefazione al comune

di cui si costringono a vestire gli abiti,

che sapienza e saggezza vivono in voi,

nostri maestri

non siate incerti

non abbiate paura

dei vostri desideri

della vostra poesia serena

delle vostre verità

22 gennaio 2026

Ciro Gallo

LALLÉRO

15 Gennaio 2026

Chissà da dove gli proveniva quel soprannome. Qualcuno glielo aveva appioppato.

Carmelo si incazzava quando lo chiamavano lalléro. Mi minchia jò mi chiamo Re..rescifo, Ca..ca Carmelo Rescifo!

Era un pò balbuziente,  intelligente quanto basta ma, o forse per questo, grande senso dell’ironia, come difesa.

Accanito giocatore di pennini. Sempre arrivava in ritardo insieme a Castrovinci. Si incaponivano nel gioco. Si dimenticavano della campanella. Abituati alle bacchettate  sulle gambe della maestra Fina. Una dei tanti e tante insegnanti Parisi  che “occupavano” la nostra scuola elementare.

Di qualche anno più vecchio, ripetente, era in classe con me. Biondo, capelli lisci, occhi chiari, pulito. Sempre stirato il suo gembiule nero, senza una macchia. Unico disordine il colletto col fiocco blu costantemente di lato sul collo. Era cresciuto sempre più alto di noi, sempre pulito, sempre sopra le righe, sempre col senso dell’ humor. Balbuziente, ma non sempre.

Ci si ritrovava al bar prima da adolescenti, poi da giovani. Quelli rimasti in paese e quelli che d’estate tornavano da Milano. Magnificavano le loro “conquiste”

Anche se disturbanti i loro discorsi, i loro atteggiamenti, i loro giudizi sulle donne, anche se non condivisi, ti si attaccavano in maniera subdola, inavvertiti addosso, come un fungo sulla pelle. Condizionavano il tuo pensare l’altra. Ti costringevano poi ad un lungo lavorio di recupero. Costante il senso di colpa.

Parlavano, spropositavano, inventavano, le sparavano grosse sulla loro facilità di farsi le donne. Una tanto grossa da intrigare Carmelo.

Raccontava. Sì, sì è vero anche a me è capitato. Fa..facile come dite voi. Anzi fa..fa..facilissimo.

E continuava. Ero sceso alla stazione Lima del metrò a Milano. Là era. Ferma sul marciapiede. Splendente nella sua bellezza, nell’oscuro del mezzanino e del pavimento di gomma. Avrà avuto 20 anni. Bruna, di statura media, capelli corti ondulati appena al collo, occhi vivaci. Proporzionata. Belle le tette, strette in una camicetta. I fianchi, i fia..fianchi poi, e le gambe, lunghe, scoperte da una minigonna. Tutto un su..subbuglio. Un rimescolante calore dentro.

Mi diede uno sguardo fugace. Poi uno più prolungato. Non capivo. Ho guardato dietro. Ero solo.  Nessun altro. Era a me rivolto. Sono arrossito. Lentamente, ancheggiante ma con discrezione saliva ora le scale. Io dietro. Si voltava. Guardava. Io seguivo.

Corso Buenos Aires era pieno di traffico. I marciapiedi al solito con tanta gente. Avevo temuto di perderla di vista. Ma era lei che si faceva scorgere. Guardava. Decisamente a me erano rivolti gli sguardi. Lei guardava ed io seguivo per tutto il tratto, fino a Porta Venezia.

Per un benefico artificio il marciapiede si era svuotato. Si era voltata ancora. Tentennavo , intimidito. Invitante  mi fissava ora così intensamente che, che. mi..minchia, m’attisai!

Mi feci coraggio, allungai il passo, mi avvicinai. Quando le fui accanto, di fronte all’Alemagna, non ebbi neanche il tempo di una parola, fu lei a parlare: “50 mila”…  Assiccai!

Sì , sì fa..fa..facile anzi facilissimo fa..farsi le donne a Milano!

Bonaccione e strano era cresciuto. Assumeva di tanto in tanto atteggiamenti  di  prepotenze minaccianti. Irrazionali. A limite dell’idiozia. Strano perché mentre noi portavamo jeans e maglietta lui indossava quasi sempre il vestito.

Il campo sportivo era stato spianato con un trattore. Dopo il rullo passato alla belle e meglio, avevamo noi sgretolato ed appiattito le zolle giocandoci sopra. Tutti i giorni. Tutte le volte però dovevamo combattere con qualche impedimento : il mulo attaccato al palo della porta, le numerose galline che dai pollai delle vicine case popolari venivano a razzolare.

Quella volta era stato più difficile. Proprio davanti ad una porta, quella lato Palermo, un piccolo accampamento di zingari. Macchine e tende. Sembrava fatto apposta. Sul campo, non sullo spiazzo verde di sotto! Eravamo rimasti interdetti. Fermi a guardare, col pallone in mano. Difficoltoso è stato farli spostare. Solo il paventato ricorso ai carabinieri li aveva convinti.

Contenti avevamo iniziato a giocare, ma non era finita.

Scendeva il viottolo che  dalla strada portava al campo, con passo lento e l’aria prepotente Carmelo. Vestito di tutto punto. Un completo. Pantaloni e giacca dello stesso colore, verde celestino, camicia bianca, un cravattino blu, spostato di lato. Scarpini neri a punta. Entrò nel campo e quando fu in mezzo esclamò ad alta voce :  “ ca..ca se nun jocu jò nun..nun jo..joca nuddu!” Non è che giocasse bene Carmelo, anzi era uno scarpone. Seminava calci per tutti. Avevamo cercato di renderlo a ragione.

” Ma come fai a giocare col vestito e gli scarpini?”

Nun mi interessa”

Ma Carmelo!?”

Nun ..nun m’in  te re ssa!” 

“No, non puoi

“no nun pozzu”

No, non puoi

“Ah sì, o jocu jò o lignati pi tutti!”

E fu così che si azzuffò con uno di noi.

Aveva Carmelo una fragilità capillare alle narici. Di tanto in tanto gli “scattava il naso”. Per caso in quel parapiglia un pugno o una manata lo colpi . Improvviso fu il sangue.

Paura gli aveva sempre fatto il rosso del sangue. Restava paralizzato. Cosi avvenne anche quella volta. Si bloccò completamente. si ammansí e rinunciò alle sue minacce. Pacificato si sedette sulla scarpata e ci guardò giocare.

Più lo ricordo per il suo sorriso sfottente e provocatorio, per il suo soprannome e per il “ mi ..mi..minchia jò, jò. figghi di buttana mi chiamo Rescifo. Carmelo Rescifo!”

Carmelo alla fine era un buono o, come  affettuosamente da noi si dice, un babbasunazzu

Ci penso a Carmelo, alla sua corpulenza vera o immaginata tale, ai suoi capelli biondi, agli occhi chiari, alle sue minacce senza danni e alla sue innocue piccole prepotenze.

Mi viene in mente un altro fisico corpulento con occhi chiari, un parrucchino biondo che dispensa minacce e prepotenze effettive a tutto il mondo. Che pretende. Che come un LALLÉRO pericoloso impone di fare come e ciò che lui vuole. Altrimenti ti invade, ti bombarda, ti sequestra, ti riduce sul lastrico. E tutti acquattati come le galline davanti al gallo predone. Nessuno ha l’ardire, anche per caso, di fargli “scattare il naso” come uno di noi aveva fatto con Carmelo lalléro.

13 gennaio 2026

Ciro Gallo

Verità diverse

13 Gennaio 2026

Ora che i nostri corpi

son diventati l’un l’altro muti

e tu non senti e rifuggi

le parole dei miei pensieri

ed io non voglio sperperare

il mio tempo ad ascoltare

le inezie che frenano 

la tua ansia

di che cosa parliamo

che cosa viviamo insieme?

No, non siamo persone separate

sempre restiamo vicini 

ci han così creati le 

esperienze e gli anni vissuti 

viviamo appaiati altre

alterità in un cammino 

di verità diverse

11 gennaio 2026

Ciro Gallo

Costruisco realtà

11 Gennaio 2026

Alla mia vecchiaia

mi sforzo di dare

conforto e valore

col ricordo vivente

costruisco realtà

che sono state

niente somigliano

alle illusioni

6 gennaio 2026

Ciro Gallo

Senza tregua

10 Gennaio 2026

Costantemente penso

affollati pensieri

senza tregua

il più possibile

tutti i miei

io voglio pensare

prima del limite

abitano essi il mio dolore

6 gennaio 2025

Ciro Gallo

Afrodite

8 Gennaio 2026

Distolto han reso

il vostro sguardo

da ciò che più conta

 

Guardatevi

ammiratevi

godete della vostra armonia

ancora possedete il tempo

di Afrodite dorata

ma a nessuna età

sia essa preclusa

dalla schiuma del mare

nasca costantemente

il suo afflato

la dolcezza dell’essere l’altro

6 gennaio 2026

Ciro Gallo

Io ti dico

7 Gennaio 2026

Suogn ‘ngustià

 

Dimmi tu

cosa sia

la depressione

la melanconia

la tristezza

la scontentezza

l’infelicità

io ti dico che

la mia angustia

è infelicità dolorosa

6 gennaio 2025

Ciro Gallo

Partecipe compagno io non potrò

6 Gennaio 2026

L’amore appropriativo

genera violenza

 

Forte mi tocca

questo dolore

quando tu

avrai bisogno

io non ci sarò più

per confortarti e capire

come fare a renderti

se non felice tranquilla

e farti accettare

e recuperare quello

che un amore potere

ti ha tolto

questo dolore

io sento, pauroso

della mutilazione

che ti avrà provocato

ed io non potrò

più esserci  almeno

partecipe compagno

al tuo disagio

14 dicembre 2024

Ciro Gallo

Vecchiaia

5 Gennaio 2026

τίς δὲ˘ βίος, τί˘ δὲ˘τερπνὸν ἄτερ χρυσῆς  Ἀφρoδίτης

E quale vita, e quale gioia senza la dorata Afrodite?

οὕτως ἀργαλέον γῆρας ἔθηκε θεός” 

così dolorosa la vecchiaia la fece il dio

Mimnermo

 

Non per noi tu

Mimnermo

canti ed esacri la vecchiaia

l’infelicità del corpo

non più giovani i muscoli e forti

liscia la pelle

e ciò che più di essa addolora

l’impossibilità di amore

e della nostra fisica attrazione

la tua Afrodite dorata

non per noi

abbiamo trovato rimedi

la ginnastica, le diete

ed ogni specie di droghe

che simulano giovinezza e vigore

quella che tu canti esacri

e paventi è la morte

quella vale anche per noi

4 gennaio 2026

Ciro Gallo