Archivi: Marzo 2026

Disperato disperanzato.

8 Marzo 2026

Zzrien e Zzrien\

Cirino e Cirino

 

Prima gli anziani si sedevano al sole primaverile in tre, in quattro sulla panchina di ferro alla Portella. Qualcuno in piedi, la coppola spostata in alto  oltre la fronte per il caldo. Parlavano, discutevano di væcchi, olivi, stæbbu, dda bænna. Riempivano così le giornate della loro vecchiaia. Adesso,  anche i loro figli , diventati vecchi, si siedono, sempre al sole, però al bar. Sei o sette ce  sono lungo la strada in meno di 500 metri. Altrettante le pasticcerie. Che in questo sobrio paese siano diventati mangiatæri ( golosi mangioni) come  i santagatesi?!

Stanno seduti. Parlano, discutono. Non più di vacche, uliveti, terreni. Anzi. Ora che c’è stato un processo diffuso di scolarizzazione ed è cambiata l’economia, restano muti, non sanno cosa  dire! Solo loro, i due amici discutono fitto, argomentano. Li accomuna la stessa professione, lo stesso desiderio di conoscenza, lo stesso nome.

Si incontrano alla stessa ora, allo stesso sole, allo stesso bar,  si siedono allo stesso tavolo, alle stesse sedie. E parlano, si pongono domande anche difficili con altrettante difficili non risposte. Entrambi però, pur con similare  cultura, hanno qualche diversa specifica competenza.

Questa mattina stan zitti, stentano, poi uno chiede :”  a tu Zzrien  ( ehi Cirino ) tu che sei esperto di filologia del nostro dialetto me la spieghi la differenza ch’ ghie tra ess’r d’speræ e ess’r d’speramzea? ( che c’è fra essere disperato e essere disperanzato)

Allora : d’speræ è ‘n am ( disperato è un uomo) che ha perso ogni speranza, o lo crede in quel momento, e non sa dove sbattere la testa, non ha soluzioni.

D’speramzea è chi, per farti un esempio, aveva posto la speranza di un desiderio, di un ottenimento su qualcosa o qualcuno che o gli ha opposto un rifiuto o gli ha spiegato l’assoluta impossibilità.

Zzrien iea stumatien suogn( io quest’oggi sono) disperarato d’speræ. Iea(io) prima quando mi sentivo disperato o m’accurchieva cu mi mugghier o m’ mangieva na cicculætta.( o mi coricavo con mia moglie o mangiavo un pezzo di cioccolata) Ara che la natura m’ d’speramzea m’arresta sau la cicculætta( ora che la natura mi ha disperanzato non mi resta altro che la cioccolata). E tu ch’ fei quæn t’ santi d’speræ visto che iei  la zuccarina( e tu che fai quando ti senti diserato visto che hai il diabete)?!

metà febbraio 2026

Ciro Gallo

Del viandante

6 Marzo 2026

Nel viaggio è la meta

un persistente andare

non è progredire

implica questo un limite

un costante cammino

è un continuo ritorno

uno star fermo

un movimento statico

in cui si cerca e  si crea

un sé, sempre medesimo

4 marzo 2026

Ciro Gallo

Domingo Merlino

Grazie per gli auguri

per il mio  settantasettesimo compleanno.

 

Sempre vorrei imparare da te Domenico , 

 

dalla tua vitalità piena di speranza. 

 

tu non ti neghi mai il futuro 

 

e guardi sempre verso.

 

limito io il mio spazio

 

gli occhi rivolgo solo all’interno 

 

e a ciò che posso leggere e sentire

 

nella più piccola raggiungibile distanza

 

 fermo io sto, oltre non so

 

 ormai penetrare il buio

 

6 marzo 2026

 

Ciro Gallo

Immagini

3 Marzo 2026

Buia era  la  stanza

che chiamavano aula 

grigia e triste come

un giorno d’inverno

di umida pioggia

così la ricordo

al primo banco seduti

da una parte all’altra

dissimulavamo l’attenzione

degli occhi dei nostri 16 anni

che consunti nel tempo

ora cerchiamo di afferrare

11 febbraio 2026

Ciro Gallo