Zzrien e Zzrien\
Cirino e Cirino
Prima gli anziani si sedevano al sole primaverile in tre, in quattro sulla panchina di ferro alla Portella. Qualcuno in piedi, la coppola spostata in alto oltre la fronte per il caldo. Parlavano, discutevano di væcchi, olivi, stæbbu, dda bænna. Riempivano così le giornate della loro vecchiaia. Adesso, anche i loro figli , diventati vecchi, si siedono, sempre al sole, però al bar. Sei o sette ce sono lungo la strada in meno di 500 metri. Altrettante le pasticcerie. Che in questo sobrio paese siano diventati mangiatæri ( golosi mangioni) come i santagatesi?!
Stanno seduti. Parlano, discutono. Non più di vacche, uliveti, terreni. Anzi. Ora che c’è stato un processo diffuso di scolarizzazione ed è cambiata l’economia, restano muti, non sanno cosa dire! Solo loro, i due amici discutono fitto, argomentano. Li accomuna la stessa professione, lo stesso desiderio di conoscenza, lo stesso nome.
Si incontrano alla stessa ora, allo stesso sole, allo stesso bar, si siedono allo stesso tavolo, alle stesse sedie. E parlano, si pongono domande anche difficili con altrettante difficili non risposte. Entrambi però, pur con similare cultura, hanno qualche diversa specifica competenza.
Questa mattina stan zitti, stentano, poi uno chiede :” a tu Zzrien ( ehi Cirino ) tu che sei esperto di filologia del nostro dialetto me la spieghi la differenza ch’ ghie tra ess’r d’speræ e ess’r d’speramzea? ( che c’è fra essere disperato e essere disperanzato)
Allora : d’speræ è ‘n am ( disperato è un uomo) che ha perso ogni speranza, o lo crede in quel momento, e non sa dove sbattere la testa, non ha soluzioni.
D’speramzea è chi, per farti un esempio, aveva posto la speranza di un desiderio, di un ottenimento su qualcosa o qualcuno che o gli ha opposto un rifiuto o gli ha spiegato l’assoluta impossibilità.
Zzrien iea stumatien suogn( io quest’oggi sono) disperarato d’speræ. Iea(io) prima quando mi sentivo disperato o m’accurchieva cu mi mugghier o m’ mangieva na cicculætta.( o mi coricavo con mia moglie o mangiavo un pezzo di cioccolata) Ara che la natura m’ d’speramzea m’arresta sau la cicculætta( ora che la natura mi ha disperanzato non mi resta altro che la cioccolata). E tu ch’ fei quæn t’ santi d’speræ visto che iei la zuccarina( e tu che fai quando ti senti diserato visto che hai il diabete)?!
metà febbraio 2026
Ciro Gallo
