Archivi: Luglio 2020

Triste lezione di anatomia

30 Luglio 2020

Me lo sono portato sempre dietro questo senso di colpa.

L’avevo chiamata, dopo tempo, un giorno che ero tornato al paese. La lapide che c’è alla stazione ricordava tutti i ferrovieri morti sul lavoro.

Quel giorno ero andato a Messina per visitar mio padre,  operato di cataratta. Non avevo avuto una bella accoglienza. Triste ero uscito.

Lia ci spiava quando noi due eravamo insieme. La  curiosità di me forse l’aveva spinta, tempo dopo, a scegliermi.

Si era lamentata R, rimproverandomi che mi facessi sentire a distanza di tanti anni, dopo quella notte. Mi ero scusato dicendo che il necrologio sul muro della ferrovia me l’aveva fatta sovvenire. Era una mezza verità. In  effetti il senso di colpa ed il ricordo nostalgico erano stati la causa.

Quell’estate mio cugino aveva passato la maturità. Erano venuti gli zii con Chiara a trovarci. Ora erano grandi. Da piccoli diverse estati erano venuti da Bologna al mare da noi. La Ford Cortina che avevano era nuova, di un colore bianco-grigio, comoda. Ciro aveva già la patente. Con mille raccomandazioni suo padre gliela aveva data quella sera.

Cefalù di notte è più bella. Le strade silenziose anche se piene di turisti. Il fresco alla calura del giorno. Una chiazza di luce la cattedrale. Il “trappitu” era un locale da ballo. Una meta dal sapore di desiderio giovanile.

Ora quella strada  a Torre del Lauro è poco frequentata, sporadiche macchine vi passano, solo per andare al mare. Allora era l’unica via di transito per Palermo. Stretta e tutte curve, segnata da due passaggi a livello. Il secondo su una curva. La ferrovia quasi sulla strada. Nel buio come una prosecuzione di essa. La macchina proseguì dritta,  per metri lungo le rotaie. Presi dal panico, scesi tutti e quattro, invocavamo aiuto. Incuranti le macchine passavano. Improvviso scandito il suono metallico. Si chiudeva il passaggio a livello. Disperato prevedevo lo sferragliar della macchina trascinata dalla locomotiva, ed il nostro disastro. D’istinto  gridai :” torna a marcia indietro”. Un attimo dopo passò il treno. Terrorizzati lo guardavamo, lugubre, dallo spazio tra la strada e le sbarre. Proseguimmo. Calde le lacrime di R ora cadevano dai suoi occhi tranquilli sulle mie mani non più tremanti. Altre volte avrebbero le mie mani accarezzato furtive i suoi seni addormentati, complici.

Veniva R per le vacanze in paese. Mi affascinavano la sua faccia aperta,  le sue labbra di rosa ed i suoi fianchi materni. Nella mia timidezza non osavo. Ella si accorgeva piacevolmente. Altre esperienze avrebbe avuto.  Nessuno a quell’età aspetta gli indecisi.

Succede che tu sogni o che li costruisci i sogni al tuo risveglio. Strane, spezzettate, multiformi immagini di te si susseguono, puoi essere uno e contemporaneamente  un altro. Un rimescolar, un vortice di elementi che si fondono in figure caotiche, che tu cerchi col ricordo di dirimere, di renderle chiare. È la tua interpretazione poi che gli da la forma ed il contenuto. Sempre costruito mai corrispondente al “sogno”. Se questo mai esiste. O sono le reazioni biochimiche, che senz’altro avvengono, che ti richiamano le sensazioni precedenti a cui esse sono dovute. Era stata  una di queste reazioni/sensazioni che io forse avevo suscitato in R. Le era rimasta a lungo in qualche recondita parte del suo cervello, da dove il caso l’aveva richiamata. Aveva sognato di me R e dolce le era sembrato. Aveva desiderato un ugual reale.

Mortificato, perplesso, scendevo lungo la via Tommaso Cannizzaro, verso la stazione. I lampioni della notte allungavano la mia e l’ombra di un gatto  che attraversava la strada. Il rumore dei miei passi rimbombava.  Lisce e lucenti le mattonelle nella semioscurità della strada. Non anima viva. Seduto triste, preoccupato tornavo col treno delle 3 e 40, l’odore nauseante dei sedili di legno.

Non era stata così la sera. Uscito dal policlinico ero andato a salutare Nino e la madre. Sempre mi sentivo a disagio, quasi in soggezione davanti alla signora Elvira. Fumava, mi piaceva sentire l’odore del fumo delle sue Giubek. Rilassato ora scendevo la strada, lì vicino era l’abitazione di Lucia, sapevo che là avrei trovato R. Studiavano insieme medicina. Al far della sera uscimmo io e R. Camminavamo silenziosi, ogni tanto guardandoci. Contenevano gli sguardi i ricordi e le sensazioni che ognuno di noi aveva avuto dell’altro. Dolcezza ci invase, timide le mani si toccavano e si intrecciavano, tutto ci scorreva davanti. Incuranti, come soli, proseguivamo, mi portava R a vedere la città illuminata dall’alto. L’imbrunire  ci rendeva più ombre, sfumava i nostri corpi. In alto una piccola piazza, lontano il mare e le luci, io guardavo ammirato, R faceva parte del tutto. Ho sfiorato le sue labbra in un dolce tepore.

La casa, in un palazzo tra gli alberi, mi era sembrata spoglia e solitaria, fredda la stanza. Ma R la riempiva del colore  del nostro desiderio. Un leggero tremore mi invadeva, prezzo per la mia scarsa esperienza.  Accogliente era stata R, delicata. Si stupiva dei miei gesti grossolani, frutto dei discorsi volgari ascoltati. Mi stupivo anche io di essi. Qualcuno aveva detto che quello era il modo. Tempo ho necessitato per apprendere il desiderio dell’altra.

Nudi sul letto, un atlante di anatomia davanti, cercavamo ora una immagine equivalente  a quello che mi era successo. Ci guardavamo increduli l’un  l’altra. Non era successo  come aveva sognato  ed io desiderato. Restavamo con sulle ginocchia il libro, ridicole figure di studenti di medicina. Avevamo a nostre spese pagato quella lezione di anatomia.

Per giorni sono rimasto confuso, come in balia dell’inaspettato. Preso da me, mi sono scordato persino  di telefonare a R. Il tempo poi ha fatto il resto.

Per sempre ho pensato ed ancora penso, con sentimento di colpa, alla frustrazione  di R e al suo senso di offesa, accentuato dalla gratitudine che le porto per aver cercato di rendere reale un sogno di desiderio di me.

Le immagini degli uomini valgono più del reale.

Milano 25 luglio 2020

Ciro Gallo

Coversazione schizofrenica

26 Luglio 2020

Sms1  Ha un elettricista volante per collegare una presa che non riesco?

Risposta 1. Io  nemmeno un barone! Ho capito…ho capito…. un errore.

Sms 2  Ho comprato interruttore nuovo ma non ho fatto foto prima e adesso non so dove vanno.

Risposta 2  Antonio, solo per ricordarti, io faccio il medico internista e non l’elettro-fisiolgo! Ancora errore.

Sms 3  Cosa c’entra? È come se tu mi chiedessi se conosco un fiorista… per dire

Sms 4  o un ristorante vietnamita.

Risposta 3.  Erano a me veramente rivolte le richieste?! A me che son  peggio di Luigi Nono che non riconosceva i soldi, chiedi di un elettricista?! A me che sono appena capace di accendere un interruttore e se appena mi si fulmina una lampadina vado in panico e non so a chi rivolgermi?!

Tutta colpa di una terza persona al posto di una seconda singolare. Un ha, piuttosto che un hai! Forse avrei capito la tua richiesta d’aiuto. Forse!

Sms 5  Hai hai ahi ahi ahi.

26 Luglio 2020

Ciro Gallo

Ora capisco. Buon compleanno

15 Luglio 2020

Ora capisco

che noi due siamo stati

innamorati

anche se il tuo

è stato un amore muto,

a parlarmi lasciavi

il  tuo corpo,

ardenti eran le parole.

Ora capisco.

17 Giugno 2020

Ciro Gallo

Lontananza

Niente soffro

se non la mancanza

della freschezza

del tuo corpo accanto

svegliarsi nella sua nudità

in un già caldo mattino,

e sentire il tepore

della sua vicinanza

accarezzar i miei sensi

sopiti dal peso

e destarli al ricordo

di giovinezza, quando

incuranti del dopo

correvan leggeri

nel nostro incontrarci.

Or mi resta soltanto

l’anelito che, pietoso,

accarezza la mente

con queste memorie.

A chi potrò raccontare

le cause della tua

lontananza?

13 Luglio 2020

Ciro Gallo.

 

Non chiedo

Lamenterei

la mia infelicità

dovessi guardarmi

dal di fuori

Io non chiedo

risultati al mio

investimento

ciò che ho ottenuto

è mio

ed io su te

ho investito

30 Maggio 2020

Ciro Gallo

Occhi

Io solo ti guardo

con occhi differenti

e non ti sacrifico

ad un qualsiasi egoismo,

a te è il mio rito

di officiante e simbolo.

Io solo,

con occhi differenti,

con sguardo comprensivo

di te e di me.

Io solo di guardo

per vedere me

che sono ormai

la tua storia

13 Giugno 2020

Ciro Gallo

Io non chiedo

“Lamenterei

la mia infelicità

dovessi guardarmi 

dal di fuori.”

Io non chiedo

risultati al mio

investimento

ciò che avuto

è mio

ed io su te

ho investito.

1 Giugno 2020

Ciro Gallo

Contra Epicuro?

7 Luglio 2020

La morte non costituisce nulla per noi…

Quando noi viviamo la morte non c’è,

quando c’è lei non ci siamo noi.

Lettera a Meneceo ( Epicuro)

 

Fuggon la morte

le tue ultime

entità.

Ma è puro atomo

il mio pensiero

che non è più il mio corpo,

che non sta più dentro,

che da fuori di esso

ha preso il controllo

di me?

Non si scompone

in piccolissime parti

fino a scomparire

non più visibile,

si espande invece

e crea anche

la morte,

pensiero costante,

forse il solo vero.

Solo il morire

nega la morte.

20 Giugno 2020

Ciro Gallo

 

Eco

3 Luglio 2020

Come eco

illusoria io sento

la mia voce

senza età

come tempo

di lungo spazio dotato,

un divenire non svolto

in una ancora

presente adolescenza

di desideri e speranze.

Muto,

rivedo la realtà

in un oscuro vicino

27 Giugno 2020

Ciro Gallo