Archivi: Settembre 2025

Nel presente abitar la speranza

28 Settembre 2025

Non tempo è il futuro

oggi  io voglio abitar

la speranza, al presente 

appartiene, in esso

 desiderante si espande

 concreta nell’istante

come nebbia si alza 

e dissolve il domani

freddo è il suo sole

nel vivere adesso

è il calore

abita l’attuale,

le minime cose

la speranza.

27 settembre 2025

Ciro Gallo

Gli opposti sostegni

26 Settembre 2025

Per anni sono andato avanti a leggere sempre allo stesso modo.

Eravamo partiti con valigie normali, non di cartone. Aveva giocato su di me la provinciale ambizione delle grandi Università. Un pomeriggio di ottobre. Tutto sembrava deserto. Soli in uno scompartimento. Avevo iniziato con questo viaggio le decine che avrei poi fatto negli anni. Su e giù.

Eravamo arrivati in stazione centrale. Grigia, fumosa, fuori da ogni aspettativa ed immaginazione, per me che venivo dal sole e da cieli sereni. Neanche la giovane età mi aveva aiutato. Nessuno era venuto a prenderci. Si erano dimenticati, o magari speravano che noi non arrivassimo. Spesso i propositi ed i sinceri inviti nascondono questa speranza. Siamo scesi verso l’uscita per le scale. Sempre mi sono poi sembrate grandi, fredde, senza alcuna empatia. Stranamente nessuno in giro. Era forse domenica. Unico un taxi. Una fiat 600 multipla di color verde col muso tozzo senza espressione come il cappotto blu col bavero alzato del conducente.

Lungo, eterno mi era sembrato il viaggio fino a Lissone. Fendeva l’umidità la mia immeritata tristezza. Nessuna sorpresa al vederci. Ci hanno accolto come avevano promesso. Forte era stato il legame tra le due famiglie. La strada separava virtualmente le due case. Indistinguibili noi due  dagli  otto figli dell’altra famiglia

Due mesi erano passati. Con interesse Dina mi guardava mentre mangiavo seduto ed assorto in un angolo pane e mela. Intelligente Peppina capì. Ci trasferimmo in affitto a Monza, vicino allo stadio nei pressi della stazione. Tanto freddo in quella casa.

Il treno delle 8 arrivava in Garibaldi. Costante la giovane ragazza, seduta di fronte a me, i capelli corti sulla fronte, i pomelli rosei, gli occhi vivaci con una triste mestizia mi guardava. La guardavo, mi paralizzavo,  nessuna parola tranne quelle del mio sguardo.

A porta Garibaldi scendevo, salivo sul 4 per il politecnico. Staccava in maniera rumorosa il bigliettaio un rettangolo bianco con scritto ATM e lo stemma di Milano. Mai mi sono chiesto che cosa significassero i numeri scritti sul biglietto. Dalla piattaforma strapiena mi portavo nel corridoio altrettanto fitto di gente. Per reggermi mi attaccavo alla maniglia di metallo legata in alto con una cinta di cuoio e leggevo:”reggersi agli opposti sostegni”. Perplesso pensavo agli opposti sostegni?! Per anni sono andato avanti, anche quando Milano era diventata la mia città, a leggere allo stesso modo. Finché un giorno come illuminato ho letto : “reggersi agli appositi sostegni”. Non mi sono dato del pirla, mi sono invece chiesto perché avessi continuato così a lungo a scambiare appositi con opposti.

Questa volta non era stata come la prima. Allora pioveva. Questa volta era quasi primavera. Tano mi aveva portato ancora alla Favorita. Erano passati solo cinque mesi. Io ero rimasto il solito ragazzo sperduto. Il sole tiepido illuminava gli spalti  insieme al verde intorno ed il pubblico nel suo essere variopinto. Faceva più brillanti le maglie dei giocatori. In risalto il rosa col colletto nero del Palermo, più azzurro  in contrasto col nero delle righe quelle dell’Inter.

Dolce era il tepore di quel sole. Mi rendeva nostalgico, placava l’apprensione del mio tifo. Mi liberava nell’aria come il riverbero dei suoi raggi. Fissavo i giocatori ma non vedevo il gioco. Ero un tutt’uno fuso con quello che succedeva in campo e fuori. Nello spettacolo e nella moltitudine. Sono rientrato in me , ho ripreso coscienza, “tornato” allo stadio, anch’io esultante insieme a tutti gli altri al gol di Fernando.

Con forzata rinuncia e con la paura che il risultato cambiasse, che mutasse in delusione la nostra insperata contentezza siamo usciti prima. Corsi al treno.

Allora la stazione non era spoglia deserta polverosa come adesso, con il vecchio cane che si trascina zoppo sul marciapiede antistante il commissariato di polizia, appena prima dei binari. Allora la stazione ti dava un senso di luminosità. La gente ordinata e discreta. Dove ora c’è uno dei soliti  Mc Donald , con i suoi intensi nauseabondi odori di hamburger stracotti , patatine strafritte e ketchup sui tavolini c’era una pasticceria/rosticceria.

Già a guardarla da fuori la vetrina sembrava un incanto. quasi sentivi la fragranza dei cibi esposti. Dolciumi di ogni specie, cannoli, frutti di marturana e pasticciotti. Ah , i pasticciotti! Pieni di crema con la glassa sopra di mille colori, bianca rosa verde. Entravi affascinato, ti guardavi intorno, vedevi la gente mangiare ai tavolini. Tutto ti attirava, soprattutto la rosticceria. A sinistra, dalla porta a vetri d’entrata, ad un bancone, schermati dal vetro stavano là  invitanti. Gli arancini! A forma di solido cono, rosso-arancio con la mollica abbrustolita di pane a screziarne la superficie. Qualcuno ancora caldo e fumante. Qualcun altro con un piccolo squarcio in cima mostrava, come volontaria seduzione, il giallo del riso. i piselli , la carne tritata ed il formaggio.  Filante quando avresti tirato su il primo morso. Li guardavo, li guardavo, non avevo occhi per altro. Non era fame ma un impellente irrefrenabile desiderio. Spinto da esso come assente mi avvicino al bancone. Una giovane donna, bella li serviva agli avventori avvolti in tovagliolini di carta velina, che subito si impregnano di macchie di olio. L’aspetto materno del viso ed un mesto sorriso avevano dato coraggio alla mia timidezza. Con un fil di voce, stringendo nella mano cento lire, chiedo: “un arancino”. Con mia sorpresa non mi passa l’arancino e la sento dire:”ragazzino vai a casa”. Mortificato, come un bambino che ha subito un inspiegabile e non meritato torto, mi sono ritratto. Fatto passare qualche minuto mi ripresento e faccio la stessa richiesta e sento ancora quella dire;”ragazzino vai a casa”. Non capisco, mi sento perduto, mi si offusca la mente. Come un sonnambulo mi allontano. Mi appresto ad uscire, quando arrivo alla vetrata della porta mi faccio forza, risoluto torno, ma vicino al banco le gambe quasi mi cedono, la voce mi si fa persino più sottile. Riesco appena a farmi sentire e chiedo l’arancino. E quella di nuovo, ora non era più la giovane bella con volto materna ma solo una voce ,”ragazzino vai a casa”.

Deluso, ferito ancor più mortificato mi sono allontanato. Prima di uscire ho dato un ultimo sguardo. Erano sempre lí gli arancini sempre invitanti. Non ricordo se mi fossero sembrati irridenti o partecipi della mia delusione.

Anni sono passati, tanti. Senza alcun motivo, vivo si è rifatto il ricordo di quella Domenica del 4 marzo del 1962. In un lampo ho ricostruito la scena ed ho compreso. La ragazza mi diceva non ragazzino vai a casa ma”ragazzino vai alla cassa”! Non avevo capito perché in paese andavi diretto al banco pagavi e pigliavi. Nei negozi non c’era la cassa!

Ora mi riconsidero e valuto la mia frustrazione e sento meno grave e più spiegabile il “ragazzino vai a casa” che il lungo e coninuativo lapsus freudiano:” reggersi agli opposti sostegni”!

16/24 settembre 2025. Piano Cottone-Milano

Ciro Gallo

Bugia

24 Settembre 2025

Crea l’AI

una falsa immagine

che pretende esser la tua.

 

Si innamora Narciso

di ciò che cerca

 

Non sono a rifletterti

le acque tremule

di un stagno ma

la liscia superficie

dello smart Phone

che tieni in mano

come Narciso tu

cerchi la tua figura

la tua identità

quel qualcosa di

cui innamorarsi

costantemente lo fai

non è la tua quella

che ti propone ma

una sua inespressiva

costruzione più perfetta

del tuo naturale

svuotata dei pensieri

e del tuo essere e ti

spinge ad amare

una immagine

una identità altra

ed ogni giorno tu

ti rivolgi allo stesso specchio

sperando trovarti

sempre ti riflette

la stessa bugia senza

le acque tremule

di uno stagno dove

annegare la tua infelicità

22 settembre 2025

Ciro Gallo

Malinconia di settembre

19 Settembre 2025

Di blu hai vestito

oggi la malinconia

lento, cadenzato

è  il tuo rumore

come un lamento mi 

manifestano le onde

il tuo dolore

il mio è muto, afasico

 nessuno lo ode 

solo io lo sento

nel suo silenzio.

19 settembre 2025

Ciro Gallo

Vista da Piano Cottone

17 Settembre 2025

Verso Est

al calar del sole

 

Immoto d’argento

te ne stai indefinita

distesa di quiete

tu respiri mare

o porti con te

nella fissità senza sogni

il Capo di Orlando

e Vulcano e Lipari

e Salina e più in là

Filicudi e Alicudi ?

immobili stanno

e dello stesso colore

sulla superficie della

tua apparente apnea

per non disturbare

questo tuo star fermo

in un sonno simil

a placida morte.

16 settembre 2025

Ciro Gallo

Di sera nel cielo

16 Settembre 2025

Di stelle spente

è il buio

 

 

Ad imitazione

qualche lampara

nel mare di notte

fende indecisa

l’oscurità d’intorno

di mille, mille

e mille luci

è acceso il cielo

di stelle da milioni

di anni già spente

fisso lo sguardo

a penetrare il buio

tra esse, e mi chiedo

come è possibile

questo immenso?

e più, come è possibile

che io scompaia

senza capire?

non risposta mi danno

e restan là mille

mille e mille luci

lumi di un buio

di stelle non più.

15 settembre 2025

Ciro Gallo

Di settembre

15 Settembre 2025

 

Di settembre solitari

i colori del mare

Cangiante oggi

era il colore dell’acqua

celeste-verde

poi celeste-azzurro

bianca la luna

nel suo quarto calante

compagna al mio nuotare

nel silenzio persino

i gabbiani erano

andati via

io solo padrone

a farmi catturare.

15 settembre 2025

Ciro Gallo

Non svegliatemi

13 Settembre 2025

Tu mi racconti 

ed io ho reso in versi,  

con le tue parole,

il tuo sogno, Silvana

 

Ti ho sognato Beppe

c’eri , eri bellissimo

io ti vedevo sereno

e sorridevi ed io

ti baciavo ah come

ti baciavo Beppe!

13 settembre 2025

Ciro Gallo

Identità

6 Settembre 2025

Sorge dal monte

silenziosa la luna

timida sale mongolfiera

o fuggito aureo aquilone

insegue la sua identità

crede di averla trovata

nell’acqua dove si specchia

e si guarda

6 settembre 2025

Ciro Gallo