Archivi: Luglio 2013

Spending review

31 Luglio 2013

E’ stato tenuto a lungo, nulla facente, pagandogli uno stipendio da primario, addirittura prolungando il suo stare fino a 70 anni.

Oggi finalmente é giunto il tempo della “meritata” pensione. Già stan pensando però di dargli una consulenza. Così, per non fargli smettere di colpo il suo far nulla!

Ciro Gallo

Il parto delle pene del Presidente

Certo. Diciamo così. Siamo in un equilibrio instabile. Abbiamo un governo con una sinistra debole che non può fare che quello che vuole la destra. Un Parlamento paralizzato dai veti e dalle risse. E il rinvio come segno dei tempi. In questo quadro la sentenza assume un peso particolare. Con un governo forte, un Parlamento forte e autorevole la sentenza non avrebbe nessun peso. Il suo peso è dovuto al fatto che sembra che governi la sinistra, ma in verità governa la destra e Berlusconi.

Da una intervista di Gaetano Pecorella ex avvocato di Berlusconi all” Huffington Post.

PS. Per sempre grati a Napolitano.

Ciro Gallo

Milano e Romanticismo: frammenti a margine

29 Luglio 2013

Quel che più  mi manca, vivendo in un altro paese, sono le stagioni. In particolare la transizione, che mi ricordo dolce, fra estate ed autunno. Non ho più la dimensione del cambiamento lento, dell’evoluzione, perché tornando, anche se spesso, a tratti discontinui, il cambiamento é più  evidente e più marcato. Così come l’invecchiare dei miei cari, che non é un evento continuo ma, ad un ritorno, un’inattesa stonatura.

E’ probabile che li abbia fabbricati io, dalla nostalgia di chi é partito, i ricordi dei momenti in cui mi accorgevo del passare delle stagioni. Una sera che, in attesa dal dentista, in uno dei grattacieli del centro (dalla sala principale si vede il cielo largo e le guglie del duomo ad altezza d’uomo) vedevo che l’aria aveva un colore più intenso, la luce era diversa. Sono memorie di un tempo altro, speranzoso, non ancora adulto, e quindi sono luminose e rarefatte.

Non é bella Milano, non é una città d’arte,  non é immediatamente accogliente o di facile apprezzamento. Ma é bella Milano, per me che l’ho lasciata, perché l’ho lasciata e così me ne sono innamorata. Trovo bellezza nei panorami più impensati: gli appartamenti anneriti, soggetti alle intemperie e al costante passare delle macchine, a lato del cavalcavia della G. Anche quando ero ragazzina e mio padre mi accompagnava a scuola, imbottigliati nel traffico e sempre in ritardo per la scuola io, per il lavoro lui, spiavo con delizia i giardini rialzati tra palazzo e palazzo. In uno di quegli appartamenti, qualcuno mi aveva detto, viveva De André quand’era giovane: ed allora lì ho fabbricato quel tenue e risoluto attaccamento alla cultura del mio paese. Ogni finestra racchiudeva un cantante, uno scrittore, un regista, un attore… Nei panorami di Milano vedo le parti migliori della cultura del mio paese. Della mia cultura del mio paese: “mia” non per rivendicazione nazionalista, ma “mia” come ammissione che questa cultura che proteggo e nutro, é una selezione biased di quegli artefatti che voglio io come parte della mia eredità.

Come potrei mai spiegare che mi si é stretta la gola nel vedere sorgere San Siro in lontananza, sullo sfondo di nuvoloni viola di un temporale nato dall’afa e che portava afa? Come spiegare che sì, nel vedere quella mostruosità architettonica, dalla finestra di un’autobus della Malpensa, mi commuovo? (‘Fa abbastanza caldow?’ Ci ha chiesto lì una sera di luglio Bruce Springsteen). Come spiegarlo a me stessa?

Mia madre é Milanese (di nascita) mio padre é Milanese (d’adozione). Milano é la Milano della loro storia, della loro gioventù e militanza. E’ anche la città del loro disappunto, della sperequazione, dell’ingiustizia, del nepotismo. Forse é la nostalgia oleografica per il passato più o meno recente che fa della mia spesso stupida e stupita generazione una generazione di infanti. Una nostalgia estetica che ho visto mescolata ad un rancore capriccioso (‘io la pensione dei miei genitori non la voglio pagare!’) e ad un’apatia mortifera. Ma anche una nostalgia pesante che vedo negli ‘occhi stanchi’ (ancora De André) di chi é andato altrove e sforza gli occhi per guardare dietro, per non perdere di vista cosa c’era prima, chi c’era prima. Prima che partissimo ma, prima ancora, prima di noi.

Ecco che mi dico “anche io sono Milanese”. Milanese, più Milanese dei Milanesi, più snob di tutti gli snob, perché Milanese esule e quindi Milanese diversa… La sola idea mi fa ridere, tanto é presuntuosa e naïve. Eppure é così – ho costruito per me stessa un’identità (che vedo nei palazzi di Milano, o San Siro, o nel cielo visto da una poltrona odontoiatrica) come mezzo di sopravvivenza, come legame alla bellezza, alla mia storia, alla mia propria lotta per uscire dall’ipossia di un’altra identità triste, di un paese stanco e sempre in crisi. Dalla “parabola in discesa”, come dice mia madre, degli ultimi quarant’anni dell’Italia.

Come i giardini tra i grattacieli, vedo qui piccoli santuari che dovremmo proteggere, dall’afa e poi dal freddo, dando acqua alle ortensie soffocate, all’erba quasi patetica, perché così speranzosa e fuori luogo.

Cocca di mamma

Di sana e robusta costituzione.

Art 101. La giustizia è amministrata in nome del popolo.

I giudici sono soggetti soltanto alla legge.

Art. 104. La magistratura costituisce un ordine autonomo ed indipendente da ogni altro potere.

Art. 109.  L’autorità giudiziaria dispone direttamente della polizia giudiziaria.

Art. 112. Il pubblico ministero ha l’obbligo di esercitare l’azione penale.

PS. Nessuno, perseguito dalla magistratura per un reato, può condizionare un intero paese.

Ciro Gallo

Paolinuzzo

26 Luglio 2013

Mi raccontava che sua madre era una discendente di una baronessa siciliana, il padre generale dell’esercito. Da Roma  si erano trasferiti a Verona. Là aveva frequentato il liceo, compagno di banco di uno dei componenti dei futuri ” Gatti di vicolo  miracoli”

Paolo è stato mio collega di specialità. Non è che gli importasse moltissimo della professione in sè. Ne ha fatto sempre una epopea da raccontare. Ripeteva all’infinito gli avvenimenti accadutigli all’ospedale di Borgomanero e soprattutto quelli occorsigli come mutualista.

Non ci frequentavamo, quasi neanche ci conoscevamo. Lo ho incontrato un giorno in treno, in un triste viaggio di ritorno a Milano, dopo la morte di mio padre. Non so perchè avessi preso una coincidenza a Roma. Ci siamo messi a parlare. Si dava delle arie. Era interno all’INT dal professor Spinelli, endoscopista dei più esperti. Io ero un cane sciolto alla specialità di gastroenterologia. Un giorno , in reparto, il direttore mi apostrofò chiedendomi: “chi è lei, cosa ci fa qui?”Avevo il camice, quindi riconoscibilissimo come medico. Mi aveva visto certamente a lezione. Non ero un interno raccomandato, sfruttavo l’oportunità delle disposizioni europee. Mortificato ma con l’ardire dei cani randagi risposi:” Sono uno studente della specialità , mi attengo alla richiesta di frequenza di 20 ore settimanali”. Non disse niente. Restai, ma non mi fecero mai toccare un malato!

Anni sono passati ed io sono diventato medico di un grande ospedale. Paolo, com’era naturale (!) ci lavorava già da prima di me. Ci siamo incrociati un giorno al timbro. Io entravo , egli usciva. Ci siamo appena salutati. Curioso lo guardai da dietro. Vedevo che i suoi passi erano scanditi, rallentati, a scatti, con un leggero tremito quando sospesi. Mi sentii rabbrividire. Avevo intuito  che aveva la MS. Non necessita essere medici per capire che pazienti affetti da sclerosi multipla hanno qualcosa che non va. Basta guardarli, osservarli nei movimenti.

Per varie vicissitudini e anche a causa  della sua malattia, Paolo venne spostato, sballottolato a destra ed a manca. Da un reparto all’altro. Gli si richiedeva una efficienza che egli non poteva garantire e che gli altri colpevolmente come uomini e come medici pretendevano. Fini’ spedito nel mio reparto, isolato dai colleghi e dalla mancanza di considerazione  e di empatia degli infermieri.

Ho chiesto che mi fosse affidato. Io avrei lavorato con lui. Per me era diventato Paolinuzzo. Mi riempiva le giornate delle sue storie. Mi aiutava. Controllavo che non recasse danno ai pazienti. Lasciavo che stesse a chiacchierare a lungo con loro. Aveva per essi un valore terapeutico superiore a quello di un qualsiasi farmaco. A volte dovevo fermare i suoi arzigogoli mentali, intervenire sulle sue amnesie, i suoi affaticamenti improvvisi, il suo perdere il filo. Succede con questa malattia, soprattutto quando si è stanchi o non si è dormito. Succede come  è succeso al deputato Dall’Osso, deriso  da gente che può camminare speditamente, che può parlare velocemente ma che ha la zavorra nell’anima. Non perdonabile. Soprattutto perchè siede in Parlamento, dove come principio della costituzione dovrebbero stare “membri veramente degni e capaci”.

Infatti , nè degni per mancanza di empatia, nè capaci di capire l’altro.

A questi uomini sono affidati i destini del paese, le nostre vite!

Ciro Gallo

Figli di.

22 Luglio 2013

Più o meno abbiamo la stessa età, io appena più’ giovane di qualche anno.

Girava per i locali del pronto soccorso, dove lavoravamo, con un camice lindo, bianco quasi immacolato, con appuntato al petto lo stemma rosso di Solidarnosc. Era appena tornato dall’Uganda. Là  quasi tutti i chirurghi cattolici vanno per farsi, “solidaristicamente”, la mano.

Egli era uno che  non nascondeva,  anzi esibiva le sue idee, direi le sue convinzioni a priori. Non ammetteva discussioni. Quelli come lui hanno verità che gli “vengono direttamente dall’Alto”. Però ci si poteva chiacchierare. Accettava  l’ironia sulle sue posizioni.

Era un bravo chirurgo, provvisto di una “sana”grande ambizione. Ricordo che quando andò via per un primariato periferico disse: “tornerò qui come primario!” E così è avvenuto. Non gli è stato difficile, al netto di tutto, vista la sua militanza.

Cattolico ma non bigotto, di tanto in tanto, in camera operatoria, così riferivano, tirava giù i santi dall’altare,   facendo scendere dal cielo persino la Madonna nera di Czestochowa!

Credeva e crede molto in sé, a volte quasi con l’aria dell’impunito, sfidando la o fidando nella incapacità di opposizioni parolaie ed inconcludenti.

Ineccepibile nella capacità chirurgica. Solo due cose gli si possono rimproverare. Il suo spiccato egocentrismo che gli ha impedito di creare una scuola, che  potesse restare dopo di lui, e la dimensione provinciale del suo agire. Nessun risvolto internazionale, padrone solo dell’orto dietro casa! In più,  con pregiudizio assoluto, ha “emarginato”, tenuto fuori dalla camera operatoria chirurghi, che a sua sensazione, aveva giudicato incapaci. Non ha mai amato le persone che non dimostrassero aggressività, a parte quelli del suo movimento. Non gli erano simili.

Il nostro ha un figlio,  serio, interessato sinceramente al paziente, per niente aggressivo. Tra i pochi giovani medici  non costretti a disamorarsi di questa nostra professione.

Spero che adesso che il genitore lascia, per raggiunti limiti di età, perdendo la “protezione” il ragazzo non trovi  un primario che,  non amando i medici poco aggressivi, lo “emargini”,  facendogli condividere il destino delle tante “vittime” del padre.

Ma questo non accadrà, al di là del suo merito, perché di CL, ancora molto forte negli ospedali, e soprattutto perché figlio di.

Succederà come per tutti i pargoli di prof. On. Sen. primari e don.

La crisi è solo per i giovani figli di nessuno, anche se meritevoli.

Ciro Gallo

La Barca, il Drago ed il Cacio, una favola contemporanea

19 Luglio 2013

Un giorno faceva molto caldo in citta’. Il sole picchiava forte e sembrava voler divorare i palazzi.

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Di sana e robusta costituzione.

Art. 35.- La Repubblica tutela il lavoro in tutte le sue forme ed applicazioni…

Art.36- Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sè e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa…..

Art 38-……I lavoratori hanno diritto che siano preveduti ed assicurati mezzi adeguati alle loro esigenze di vita in caso di infortunio, malattia, invalidità e vecchiaia, disoccupazione involontaria……

Che li si applichi e non resti solo un esercizio di lettura per curiosi nostalgici.

Ciro Gallo

Il colore della gallina.

16 Luglio 2013

Credevamo che Fucksia fosse un colore ed invece scopriamo che è una senatrice del M5S, che ha a cuore l’orango e Calderoli. Non solo, molti altri animali. Le piace assomigliare gli uomini a questi ultimi. Ella si identifica con una papera.

Ci permettiamo di correggerla. Non ad una papera ma ad una gallina…..almeno nel cervello!

Ciro Gallo

Porcellum

14 Luglio 2013

Istintivamente tutte le volte che vedo Calderoli mi viene da pensare ad un maiale!

Ciro Gallo