Archivi: Agosto 2012

Lo sbarco dei marziani !

30 Agosto 2012

I marziani esistono!!!

Sono venuti da un altro pianeta  sicuramente , forse da marte…
I professori- ministri ci parlano  di evasione fiscale e corruzione come mali dell’Italia da estirpare, promettono ai giovani di voler dare spazio al merito. Finalmente!
Ma dove hanno vissuto sino ad ora lor signori ultrasessantenni?
Come sono arrivati ai posti di potere che occupavano, anche prima di diventare ministri?
Cosa hanno fatto per combattere o almeno denunciare corruzione, nepotismo, clientelismo che dominano nelle carriere da essi intraprese con tanto successo?  Forse non hanno mai visto nulla di tutto ciò, beati loro!
Forse hanno voltato la testa dall’altra parte.. rassegnati, cosa volete fare così vanno le cose in Italia.. il familismo, i figli, i parenti, è consuetudine ….
Pensare ad esempio che il meglio del mondo accademico italiano in fatto di politica del lavoro sia la Elsa  Fornero..tanto da essere stata scelta subito come ministro, non è imbarazzante? Quanto meno spiega tante cose del  nostro sistema universitario, non proprio brillante.
Il merito però verrà presto ripristinato, non temete giovani sconosciuti ed anonimi di questa generazione perduta!
Forse quando se ne andranno gli ultrasessantenni e quelli che sono arrivati al potere con loro  in tutti questi anni di vacche certamente troppo grasse per loro.

Nina

Impareggiabili facce di…..tolla

29 Agosto 2012

Un pimpante presidente di Regione che giustifica ogni  metodo  nell’espletamento della sua funzione, ed ogni  atto, oltre i limiti della legalità ( forse) e ( sicuramente) della correttezza e del buon gusto, per dire che così’ si è raggiunta   l’eccellenza in Lombardia…forse che i cittadini della lombardia non sono in grado di  far funzionare le cose rispettando la legalità e le regole di appalti, concorsi, bandi pubblici?

Un direttore della sanità lombarda ( leggi ciellino doc) che dichiara candidamente : sì, è bene  eliminare i doppioni nell’offerta sanitaria della regione,  14 centri di emodinamica in Lombardia  sono troppi e non possono effettuare  un numero di interventi tale da garantire l’adeguatezza  della prestazione… dimentica forse che è stata proprio la scelta principale  della sanità lombarda quella di far proliferare e sovvenzionare con soldi pubblici innumerevoli centri convenzionati per creare primariati clientelari ed intessere così la tela “virtuosa” della sanità lombarda?

Nina

Liguria

27 Agosto 2012

I liguri sono un popolo di contadini e naviganti. Il turismo li ha colti un po’ per caso, di sorpresa, quasi infastidendoli. Il fastidio resta sopito dalla inconscia consapevolezza del motivo per cui tanto rapidamente si sono arricchiti, come non si sarebbero mai aspettati. Basta poco però per farlo riemergere, prepotente, in atteggiamenti che contrastano violentemente con la tradizione di ospitalità del popolo italiano.
Eppure ogni anno torniamo a questo paese di coste a picco sul mare, aspre ed a tratti inospitali proprio come i suoi abitanti, gelosi proprio come loro della ruvida bellezza che ci accoglie, mai uguale a se stessa, guastata si, ma non del tutto cancellata, dalle frotte di turisti che, come noi, cercano di domarla alla sciatta monotonia delle abitudini cittadine.

Sans Atout

Produttività nella sanità ospedaliera, Park Ji Sung e spending review

24 Agosto 2012

Una delle grosse bugie nella globalizzazione economica è la meritocrazia, alibi usato da chi ha elargito privilegi a figli , parenti, affini e compagni di letto. Non ben inteso il merito individuale in una società  di diversi, ma il concetto del più bravo, del più efficiente.

Nella società artigianale, nella bottega,  era si’ l’artigiano più capace , il più bravo, perchè esso era libero di inventare, immaginare, progettare e produrre. Con l’evoluzione dell’organizzazione del lavoro,  lo spazio individuale,  la “bravura”, non la capacità/possibilità di eseguire un compito inscritto in scala con altri, viene completamente a mancare.  Non è più il singolo ma il complesso che opera,  in maniera armonizzata.  Ognuno è funzionale alla produttività dell’altro.  Da questo dipende il successo di una azione.

Il sudcoreano Park Ji Sung è stato un discreto giocatore del Manchester United. Non Evra, nè Scholes,  nè tanto meno Rooney e tan poco Cristiano Ronaldo.  Eppure sir Alex Ferguson,  il più delle volte,  lo schierava titolare a posto di qualcuno dei sopracitati campioni.  Park , inserito in un ruolo,  il suo ruolo,  nello specifico marcava,  pressava, crossava, permettendo ai più quotati di segnare. Partecipava alla finalizzazione, alla riuscita del progetto in una azione  collettiva.

Ora quanto nel nostro sistema produttivo è individuale?  Nessuna fabbrica,  nessuna azienda,  nessuna compagnia sopravviverebbe se si affidasse all’azione individuale .

Se ciò vale nelle aziende che producono mezzi ( beni),  a maggior ragione vale nelle aziende che “producono” salute ( il bene).  Il concetto del clinico che col suo “occhio” risolve i problemi è obsoleto,  se mai sia stato attuale. Tra i sistemi produttivi quello sanitario è il più complesso e particolare,  perchè la sua “produzione” non è spendibile anche se investibile e perchè i soggetti che vi partecipano hanno ruoli e culture diverse. Il primo passo sarebbe uniformare  , armonizzare le azioni.  Il testare la produttività,  usando parametri individuali,  è  non intelligente della complessità, inconcludente, regressivo e repressivo.  “Involontariamente” qualcuno,  spingendoci indietro nel tempo, reintrodurrebbe in sanità i ” tempi e metodi”.  Come se producessimo bulloni!

Prendiamo per esempio a  parametro  il numero di malati dimessi da un singolo medico, come prova di produttività.  Esso è aleatorio  e  bugiardo.  Come se ognuno lavorasse nel proprio studio privato e non in un contesto in cui la sua azione è una , anche se principale, tra tante e da queste condizionata. Domandiamoci quindi :  ” Chi è il soggetto principe  della gestione del paziente, il medico, l’infermiere, il / la case manager?  Come l’azione di questi  ne influenza la gestione,  la risoluzione dei problemi e quindi la dimissibilità?  Quali parametri si usano per ” uniformare” i pazienti?  Viste le criticità normalmente insite nel nostro lavoro,  che aumentano esponenzialmente in  periodi di crisi economica e di carenza di personale,  come si può calcolare la produttività   in queste condizioni?”

Ammettiamo pure che tutti fossimo presi dalla febbre ” produttiva” della dimissione veloce,  cercando il numero massimo di dimissioni per medico.  A parte  la competizione che romperebbe l’armonizzazione di una azione che ,comunque,  resterebbe collettiva,  che  ne sarebbe  dei pazienti?  Sarebbero sacrificati alla spasmodica ricerca della riduzione delle giornate di degenza,  problema vero ma che viene “agitato” come una esigenza “metafisica” svincolata da qualsiasi parametro di realtà.

PS.  Queste riflessioni sono state scritte qualche tempo fa, quando gli ospedali erano ( anche ora lo sono)preda dell’attivismo inconcludente dei neo managers e dei loro piccoli vassalli esecutori.  Scarsi ed oscuri sono stati i loro risultati.

Oggi,  con la crisi ed in corso di spending review, non si parlà di giornate di degenza ma più grossolanamente di tagli a tutto campo. Peccato  che a parlarne siano i tecnici della Bocconi,  quegli stessi maestri  che con i loro corsi hanno  “formato” managers sanitari passati ed attuali. Non sono riusciti,  forse perchè anche loro parte dello stesso sistema,  nemmeno a scalfire il loro spirito clientelare  e le conseguenti perdite economiche.

E se iniziassimo adesso a tagliare, a mandare a casa  i cosidetti managers ed i loro clienti?!!?

Ciro Gallo

Paola, non Severino

17 Agosto 2012

Ci sono professioni e,  all’interno di queste,  gruppi di professionisti che hanno altrettanto valore di quanto ne abbia l’avvocato ministro Severino.  Senz’altro un superiore valore sociale,  e non guadagnano 6/7 milioni di euro l’anno. Anzi, i loro stipendi sono ridicoli e le loro pensioni irrilevanti, anche se migliori di quegli degli operai.

Paola è una di questi  professionisti.  Di grande preparazione  e moralità,  acquisite in anni di ricerca in Gran Bretagna e Stati Uniti.  In Italia non conta. Ad oltre quaranta anni è precaria in un piccolo paesino sperduto del meridione. Cardiologa, subordinata, anche nel destino lavorativo, a gente che tanto meno di lei sa.  Quando si dice il merito!

Da lei riceviamo questo scritto di Giudice Elbert P. Tuttle e pubblichiamo.  Nessun orgoglio a noi che viviamo quanto sotto. Ce ne viene solo profonda tristezza.

Ciro Gallo

Chi è il professionista. Giudice Elbert P. Tuttle, Sr., 1957 

Il professionista è, in essenza, una persona che garantisce un servizio. Il servizio che egli rende è però più importante di quello reso da un artigiano, anche dell’artigiano più esperto.
E’ un servizio che trae origine da tutto l’insieme della sua personalità. Anche se è vero che vi può essere la mediazione di alcune tecniche specializzate o altamente sviluppate, il loro modo di essere espresse è il frutto dell’essenza della personalità del professionista. Il servizio reso dal professionista, nella sua essenza vera, non può essere separato dal suo essere persona. Egli non ha mercanzie da vendere o terre da coltivare: il suo solo avere è la sua persona. Da ciò deriva che non vi può essere giusto prezzo per il suo servizio: quanto vale una porzione della credibilità di un uomo? Se egli non ha la qualità dell’integrità, non ha valore; se invece la possiede, è senza prezzo. Il suo valore è proprio nulla o infinito.
Non cercate quindi di fissare un prezzo per voi stessi, non riportate i vostri servizi professionali su di una scala commerciale per dire “solo questo per questo”. Non avvilite voi stessi uguagliando l’essenza del vostro spirito al suo valore di mercato. Non siate avari, non nascondete i talenti, le abilità e le conoscenze, ai colleghi o nei vostri rapporti con clienti, pazienti o comunità. Siate invece magnanimi e prodighi, riversando il vostro talento verso coloro a cui può essere utile. Regalatelo, sprecatelo, poiché è nella sua diffusione che può essere utile. Non abbiate paura di fare passi falsi, o di regalare un piccolo pezzo di quello che avreste potuto vendere. Non censurate i vostri pensieri per guadagnarvi una notorietà più vasta. Come l’amore, il talento è utile solo se viene speso, ed è senza fine. Certamente l’uomo deve mangiare, quindi decidete quale è il prezzo del vostro servizio. Ma non confondete mai l’atto medico, che è di per sé grandioso, con il suo compenso, sia esso in moneta, potere o gloria, che è invece triviale.

Giudice Elbert P. Tuttle, Sr., 1957  

 

 

A…h..litalia

9 Agosto 2012

Continuano a chiamarla alitalia. Al tempo della operazione “intelligente” l’hanno chiamata cai. Un nome una garanzia! Funziona, anzi non-funziona come prima. Qualcuno comunque ne ha avuto un vantaggio, non certamente gli utenti.

Oscure/chiarissime sono le ragioni dell’incremento del deficit. Ma questi sono arcani che noi normali viaggiatori (che ormai ci stiamo spostando su altre compagnie) non siamo tenuti a comprendere. Vorremo invece capire il funzionamento del servizio, l’efficienza dello stesso.

Succede che qualcuno di noi sia costretto a viaggiare cai/alitalia. A parte che con grande difficoltà riesci a fare il check-in online,(a volte devi capire che il volo, prenotato alitalia, è operato da sigle consociate) altri piccoli particolari ti danno idea dell’attenzione posta al cliente. Prenoti online, hai un posto assegnato in funzione delle tue necessità fisiche, non hai possibilità tue di fare il web check-in, ti presenti al desk in un aeroporto qualunque, diciamo per esempio Punta Raisi. Al banco ti “accoglie” tra una chiacchera e l’altra dei fatti suoi, una hostess, che ti dice che non può darti il tuo posto. Alla richiesta  del perchè ti risponde : “è bloccato”. Chiedo : “bloccato da chi e perchè?” Risposta omnicomprensiva pilatesca, come se ci fosse un ente superiore imperscrutabile! “Motivi di bilanciamento”. Mentre stampa l’etichetta per un bagaglio mai dato, mi dice :” le posso dare un posto in fondo sempre corridoio”. Acconsento dicendole che a bordo avrei chiesto che fine abbia fatto quello preassegnatomi. “Ecco giusto” ribadisce.

Dopo una discreta attesa in piedi ci imbarchiamo. Sono deciso a non fare polemiche, accettando il “posto corridoio in fondo”, ma a capire si’. Chiedo gentilmente alla hostess ragioni del perchè del cambiamento. Mi da una risposta elusiva deresponsabilizzante.  Nessuna plausibilità! Lascio stare. Arrivo al posto numero 28, con disappunto mi accorgo che non è corridoio, è centrale. Figurarsi,  bloccato in mezzo, con una caviglia fuori posto ed una schiena mal messa, dolorante , senza potere estendere le gambe , nè quasi muovermi. Lo faccio presente allo steward, che subito rimanda la responsabilita a quelli del “bancone”. Lo rassicuro dicendogli che avrei chiesto, alla persona che avrebbe occupato il posto corridoio, la cortesia di cambiare.  Ahimè l’assegnatario è un “rigoroso” nordico, (svedese, finnico?), con in mano un giornale economico con in primo piano la foto di Draghi, che rifiuta, (è suo diritto) e che continua a guardarmi con sufficienza ” dall’alto in basso”, anche se tra me e lui passano almeno venti centimetri. A questo punto interpello lo steward , dicendo che pretendo un posto corridoio. Non risponde. Dopo un pò ritorna e con gentilezza mi invita a pazientare fino a decollo avvenuto dicendomi : “se vuole  si può accomodare alla fila 11 che è completamente vuota” . La mia fila, il mio posto!!!

Ciro Gallo

Palermo. Come al solito

7 Agosto 2012

Come al solito, sceso dall’aereo, c’è il problema dell’autobus ( del collegamento ferroviario manco a parlarne)  che ti porti in fretta alla stazione, per il primo treno utile,  che è  sempre  appena partito. Come al solito ti rechi alla portiera anteriore per fare il biglietto. Questa volta no, sono stato respinto. Gentilmente invitato ad andare a farlo al chiosco vicino. Mai stato. Piacevolmente sorpreso, pensando ad un effetto Orlando, mi porto verso la biglietteria. Là un omino con i baffetti ben curati, stempiato, un pò tarchiato, cerca di farmi passare avanti a due ragazze,  a mia insaputa. Io non sono del pdl né mi chiamo Scajola.  Dio ne scampi! Le due  cominciano a gridare, nonostante io avessi subito manifestato l’ intenzione  di rispettare la fila ed invitato il bigliettaio  a servirle. Una reazione da venditrici della ucciria. Ho pensato : “come al solito”. Il disguido comunque era nato dal fatto che i posti disponibili rimasti sembravano essere solo uno e non due, e le ragazze viaggiavano in coppia. Alla fine sono risultati tre!

Palermo è una bella città che ti affascina. Piena di monumenti e ville/giardini, almeno quella parte non deturpata dalla speculazione edilizia. Guardata dall’autobus è una città che ha un che di attraente, di accoglienza sensuale. Una città in cui ti vorrebbe voglia di vivere. Ci pensi però solo per un attimo, ma poi c’è qualcosa che ti respinge. Non è tanto la confusione, “armonia” mediterranea, ma la sporcizia estiva. Carte e foglie per le strade, fino ai cumuli di spazzatura, alcuni accanto agli avventori  di bar, seduti incuranti a consumare le loro bibite, i loro gelati. Inconcepibile per me, che pure sono ( stato) di queste terre, nonostante il filtro dei vetri oscurati dell’autobus. Eppure la gente mi sembra tranquilla. Le ragazze, abbronzate, camminano per le strade senza tradire preoccupazione alcuna, pensiero per il futuro. Mi chiedo se sentano la crisi o se ne abbiano almeno sentito parlare. Ma questa è forse solo una mia impressione, dal mio posto a sedere e con l’aria condizionata.  Ancora effetto dei vetri oscurati.

Scendo nel piazzale della stazione, investito da una ondata di calore di un sole cocente e dal rumore di macchine e motorette. Come al solito. La sala  biglietteria  a quest’ora è vuota. Sempre polverosa. La giovane impiegata  al di là del vetro è di  estrema gentilezza. Mi informa su tutto ciò che chiedo, compresa la richiesta  del biglietto di ritorno. Riattraverso il piazzale, vado al solito bar, perché come al solito mi si buca lo stomaco. Consumate  due paste di mandorla mi porto al binario. Il treno, il treno?!, piuttosto una diligenza sporca e non di graffiti, è pronto, ma ancora chiuso. Quando dopo dieci minuti apre, il timore che l’interno sia  come l’esterno, svanisce. I due compartimenti sono puliti, forse unici, l’aria condizionata funziona, anzi troppo. Mi siedo, mi dispongo a leggere.  Mi immergo nella lettura, quando sono, quasi di soprassalto, interrotto  dal giovane rampante, essendo in sicilia/italia, rampante per “merito”, che fa, in poco tempo, un numero impressionante  di telefonate, impartendo disposizioni,  ad alta voce,  alle sei del pomeriggio, a colleghi di ufficio, apparentemente suoi sottoposti,  con un tono così imperiosamente serioso, come se l’azienda di cui parlava,  il mondo dipendessero  da quanto egli stava dicendo in quel momento. Ma ciò accade anche in altri posti d’Italia, specie in Lombardia, regione in cui abito. Il treno però non parte perchè manca il capotreno. Anche questo è come al solito. C’è sempre qualcosa che non va. Finalmente arriva. Mi estraneo  in queste riflessioni, poi inavvertitamente alzo lo sguardo e tutt’intorno  scorre la conca d’oro, il mare argenteo sotto i raggi del sole, nella sua immensa bellezza. Anch’essa immutabile nel tempo, come al solito.

Ciro Gallo