Come improvvisa. Luce in quell’androne polveroso, buio e la triste panca su cui ero seduto ad architettura. Splendida studentessa tra le altre. Più di tutte spiccante. Risvegliato, come liberato dall’angoscia mia e del luogo l’ ho vista. Rossa di capelli ricci, lunghi alle spalle. Snella. Esile ma non magra, non alta. Bianca nel viso, qualche lentiggine le ornava gli zigomi. Fugace ristoro di un eros dolce, attrazione senza corpo.
La ho notata anni dopo a Medicina, dove io mi ero trasferito. Diverse volte. Sempre si accompagnava a studenti prossimi alla laurea o a medici appena laureati. Stringeva legami. Cercava di convincere il momentaneo compagno alla scelta di una specifica specializzazione. Alla impossibilità ed al diniego seguiva sempre la rottura ed un nuovo rapporto.
Uscivo dall’istituto di Psicologia. Là ella stava, seduta su una panchina nei giardini della Guastalla, sfogliava una rivista. Si occupava di moda. Nel tempo non aveva mai smesso di accompagnarsi a medici in fieri, fedele alla sua convinzione. Riconosciutala mi sono avvicinato. Mi ha invitato a sedermi. Mi è sembrata interessata, non so se a me o alla mia molto prossima laurea. Qualche cosa tra noi accadde durante il suo pressing ed i suoi tentativi di convincermi a scegliere la specialità da lei desiderata. Vano ogni suo tentativo. Io volevo fare lo psichiatra . Per fortuna poi non lo ho fatto. L’internista mi era parso più idoneo alla mia speculazione intellettuale.
Scomparve. Sono andata a ercarla a casa. Ho bussato. Un identico è apparso davanti alla porta. La ho salutata. Una asciutta, consueta risposta : “stai cercando mia sorella?!” Era la gemella. Nessuna differenza fisica, solo un piglio ed una sicurezza diversi. Sorpreso imbarazzato, mi sono scusato e sono andato via, scrutandola per vedere se tutto fosse vero. Era così finita, come cancellata. Di quelle storie che lasciano appena il ricordo.
Tempo è passato. Io sono rimasto sempre lo stesso con la stessa angoscia. Assorto camminavo lungo uno dei viali dell’ospedale dove lavoravo. Qualcuno mi chiama:”Ciro” , mi volto , noto una donna che mi si avvicina e mi saluta sorridente, chiamandomi ancora per nome. Dissimulo il mio imbarazzo. La guardo. Poi chiedo ” chi sei?’ Ella di rimando “ma dai Ciro!”. Improvviso quel suono e quel tono mi ritornarono alla mente. “Clara?!” “si ora ci sono ti riconosco dalla voce!” Aveva coronato il suo sogno . Aveva finalmente sposato un chirurgo plastico!
Nessuna sorpresa, tante altre persone e di sesso maschile faccio io fatica a riconoscere. Al minimo hanno i capelli tinti di un rosso impastato!.
8 luglio 2026
Ciro Gallo

