Archivi: Dicembre 2015

Per caso, per avventura.

19 Dicembre 2015

Non giorni passano senza che tu sia a me presente. Non un tu fisico ma incorporeo, immagine mentale concreta. Alla tua malattia io penso, perché essa tutti può colpire. Guardingo sto col passare degli anni, spiando ogni momento del mio essere. Conosco per mestiere ed attendo, sperando che non sia. Per caso, per avventura.

Immagino ed allontano il pensiero, a volte scuotendo brevemente la testa per scacciarlo. Non la paura mi lascia asistolico ma la ragione. Il buio prima e dopo e l’intermezzo transitorio. Si può affrontare la fine, ci si convince, ma gli attimi, i giorni che la precedono, la dipendenza, la salvaguardia della dignità?

Non usa più la casa. Le lenzuola sono ruvide, con lo stesso stemma e lo stesso odore. Uniformi senza più  una storia. Il tavolo, le sedie , le suppellettili  fredde, impersonali, non le tue. Gli sguardi degli altri, assenti, intrusi che scrutano, non curanti e pietosi nello stesso tempo, pronti a fuggire il solo sospetto di ugual sorte. I capelli disfatti, lavato a pezzi, una spugna che passa veloce su i tuoi genitali.  Mani non sempre carezzevoli. Si sforza il tuo pudore e si arrende. Tutto ti é estraneo.

Intensamente guardo alla tua oscurità , che é anche mia perché unica. Parole vorrei trovare per un tenue chiarore, ma esse non produrrebbero effetto. Sto zitto e scelgo il silenzio perché esso assomiglia ai tuoi pensieri e alla profondità  della tua solitudine. Niente potrà distogliere la fissità del suo sguardo.

Ciro Gallo

Le tre carte

4 Dicembre 2015

Il mezzanino della metropolitana della stazione centrale era allora buio; dava un senso di sporco polveroso. C’ era meno gente di adesso. Stazionavano per tutto il giorno venditori e sfaccendati di ogni specie e studenti che, a corto di voglia, sbarcavano il lunario cercando di venderti libri o altre mercanzie. Tutta una fauna mista, un pò promiscua. Ingrid era una giovane danese avvenente e plumpy,  alla ricerca di qualcuno che la mantenesse.

In un angolo, discosto, dove ora ci sono gli ambulanti senegalesi, un tavolo pieghevole, accostato al muro, che ogni tanto si apriva, quando la ronda dei due poliziotti si allontanava. Attorno si radunavano cinque, sei o sette persone. Il maneggiatore, i due suoi compari e qualche ammalato del gioco. Le tre carte volavano veloci da destra a sinistra e viceversa, una cadeva al centro. “dov’é l’asso, dov’é l’asso?” chiedeva come invito il “prestigiatore”. Una mano appoggiava con foga mille lire sull’ asso vincente. Era però quella del compare.

Spinto dal desiderio, inebetito, quasi fuori di sé qualcuno puntava e perdeva. E così per più volte , interrotte di tanto in tanto dalle vincite dell’altro compare. Tanto veloce era il volo delle carte che non ci si accorgeva del trucco e della truffa.

Leggo ora i dati dell’ISTAT e quelli del governo sulla disoccupazione e non faccio che pensare al gioco delle tre carte. So per certo che che c’é il trucco.

Bet and win. Sorry, you lost!

Ciro Gallo