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Coincidenze od oscure causalità ?

11 Settembre 2026

Dici che la mancanza di sonno e i sogni della notte possano determinare eventi che ti accadranno durante il giorno? Dici?!

Forse hai ragione, credo di sì. Ma tutti in una sequenza che sembra coordinarli? Anche quelli che non dipendono da te?

Ma possono essere tutte coincidenze? Tutte insieme, una dietro l’altra, come i nodi di una corda, i coralli di una collana?

Coincidenza:” L’accadere simultaneo e fortuito…”

Ma tutto ciò che ti accade in un giorno determinato può essere uno spontaneo caso senza una struttura, un canovaccio che lo sorregga, un accadere irrazionale? E perché  queste “coincidenze” ti accadono, con pressoché regolarità,  in specifiche tue condizioni fisiche e mentali? Capisco alcune, ma tutte? Sono coincidenze,  fatti a se stanti, successi per caso, quelli che andrò a descrivere o dipendono da altro che   non riusciamo ad individuare ma che,  in maniera confusa ed indeterminata, intuiamo e sentiamo come una instabilità mental/corporea?

Non so se abbia sognato e non mi pare di averne creati di sogni al mattino. Senz’altro non ho dormito la notte. Ancora mezzo intontito, anche dopo la veloce doccia fredda,  mi appresto a partire. Ore 7,34, mia sorella: “ti chiamo per l’ultima volta”, intendeva dire prima di morire, “sono in terapia intensiva”. è risultato poi essere vero, anche se la voce non mi era sembrata quella di una moribonda. Ho stentato a crederle. Mi metto in macchina con quest’altra confusione in testa, in dubbio.

Arrivo a casa. Caldo. 35 gradi.

Qualcuno deve consegnare l’altra macchina ad un domicilio e poi tornare a piedi. Dico:  “come puoi farlo con questa calura?Rischi un colpo di sole. Ti seguo con la mia, poi ti do  uno strappo di ritorno”

Tornato indietro mi dico: “non posteggio in giardino, tanto questa sera  devo andare allo stadio, la metto fuori” . Così faccio. Mi accorgo che il muso della macchina è davanti ad una di quelle cassette  centraline dei telefoni. Non la ostruisce. Creerebbe  soltanto un lieve disagio, se ci fosse necessità che un operatore dovesse aprirla. Faccio il cittadino educato. La sposto. Una nuova manovra fra due macchine. Non è che io sia un provetto a parcheggiare, lo faccio alla bell’e meglio. Mi arrabatto. Non entra la marcia indietro, la macchina ha un piccolo sussulto . Ho l’impressione di aver toccato quella davanti. Spesso mi capita  quando ho di queste difficoltà. Scendo, guardo la mia e quell’altra. Non sono convinto. Riguardo indietro, in dubbio. Il sole acceca. Nessuno per strada. Appare, come materializzatasi dalle onde di calore che si alzano dalla strada, una giovane donna. Mi dice :  “è lei che ha urtato la mia macchina?” Rispondo che no, anche se dubbioso. Mi indica una sverniciatura del mio paraurti di sinistra. Facile,  la mia è piena di sverniciature da sfregamenti. Le faccio notare: “come avrei fatto ad urtare il suo parafango di destra col mio di sinistra?” Argomenta: “ieri sera quando la ho posteggiata non c’era” Questo le dà la certezza che  sia stato io.  “intanto ho preso la targa”. Deve essere stata un fulmine, io non mene sono accorto in quel mezzo minuto di conversazione.”Se la vedrà con l’assicurazione!”

Io odio le macchine e soprattutto gli assicuratori che per non aver beghe avvallano tutto. Tanto si rifanno sul premium!

Ho guardato meglio  nel retro la parte del supposto contatto. C’era  una sottile velatura  di vernice grigio-bianca, che poteva essere stata lasciata dalla mia  o da qualsiasi altra macchina  di colore chiaro. Ho passato sopra la mano pulendo  quasi completamente la macchia.

“Guardi, non so se sono stato io, comunque voglio evitare burocrazie e rotture del genere”. Tiro fuori dalla tasca 200 euro (a tanto arriva il mio fastidio per queste cose!) e gliele offro. Presa non so se dal dubbio sulla veridicità di ciò che affermava e quasi in colpa  mi dice “200 no, mi dia cento e di me non sentirà più parlare”

Ore 16,45, scendo per andare allo stadio. 41 gradi in macchina. Come si fa a programmare un incontro di calcio alle 18 o peggio alle 15 in questo inizio settembre di cambiamento climatico?!

Di solito arrivo in piazza Stuparich e poi vado a piedi a  S. Siro. Sì lo stadio che hanno deciso di abbattere. Quando sono fortunato trovo posto all’angolo tra Renato Serra e via Salmoiraghi.  Questa volta lo sono stato. C’è spazio bastante per parcheggiare, appena qualche centimetro oltre le strisce pedonali. Davanti stava bellamente una automobile a più di un metro e mezzo dietro un’altra. Chiedo al conducente se per favore potesse portarsi leggermente avanti, per evitare  il rischio che la mia potesse essere tamponata, se qualcuno, come spesso succede, facesse la curva stretta e a velocità. Scende dal suo suv usato ma ben lucidato  un uomo mingherlino, alto appena oltre il tetto del suo mezzo, nonostante sul marciapiedi, in calzoncini corti,  camicia fuori da questi, slacciata sul petto, una lattina di coca in mano. La apre, ne beve un sorso, mi guarda e mi dice :’no!” Non so quali altre parole abbia aggiunto. Ho tentato di capire, poi ho desistito. Non valeva la pena cercar di farlo col sole cocente sulla testa. Lo ho lasciato alla sua insignificanza.

Sempre io prima dell’inizio di ogni partita vado a fare la pipì.  Imbarazzato di far alzare le persone  della mia fila dico che è un mio rituale scaramantico. Ogni tifoso ne ha almeno uno!

Le toelette del mio settore sono situate in un androne di ingresso. Immediatamente prima di un bar, se si va dall’interno all’esterno. Una marea di persone staziona là a fumare, in barba al divieto, a chiacchierare, a bere. Fai fatica a passare tra fumo e bicchieri di birra tenuti in mano, ma come sospesi in aria. Uno slalom difficile tra i corpi. Continue schivate. Così anche questa volta. un pienone più del solito.

Mi muovo con circospezione, mi contorco, mi piego per evitare contatti con movimenti leggeri, quasi impercettibili. Passo tra l’uno e l’altro. Inaspettatamente un piccolo tocco non so se mio o dell’altro. Uno di quei giovani “robusti”, cioè un sovrappeso di grasso, maglietta e calzoncini neri, una faccia sudata non molto brillante, tornava dal bar. Teneva sotto una ascella un pacchetto di non so che cosa, una grande birra nella mano sinistra, un’altra in quella di destra. Dallo stesso lato sul gomito piegato un bicchierone di acqua, in equilibrio precario. Inevitabile che al minimo  tocco o sfioramento qualcosa sarebbe successo. È caduta infatti l’acqua che, frizzante, è schizzata in tutte le direzioni. Perplesso si ferma un attimo indeciso, poi si volta ed incamminandosi mi dice  “coglione!”, convinto della mia colpa e certezza di sé. Per fortuna il giorno era quasi finito.

Mi chiedo: “Coincidenze o l’onda lunga di   influssi che inanellano   avvenimenti in una oscura causalità invisibile a qualsiasi tipo di ragione?”

7 settembre 2026

Ciro Gallo