Archivi: Luglio 2024

Ultima fermata

30 Luglio 2024

Più non posso.

Non pretendete

da me comprensione

come se io avessi

davanti lunghi giorni.

 

Mi accorgo

rallento

ma inesorabile

l’età

mi spinge verso

l’ultima fermata.

30 luglio 2024

Ciro Gallo

Non chiederti

27 Luglio 2024

Non più ci ricordiamo

del gioco di parole che 

usavamo per imitar

Ionesco.

 

Non stupirti

non chiederti

della mia faccia triste

e del mio silenzioso stare

non è perché ci sei tu

per le difficoltà del

nostro attuale dire

io sono addolorato

ed infelice

i vecchi sempre lo

sono e non perché

devon morire ma

per quanto sian

morti prima.

27 luglio 2024

Ciro Gallo

Turien

24 Luglio 2024

Da tantissimi anni non tornavo a casa in piena estate.

Tante me ne sono successe da sentirmi soffocato

ed allora come Turien…

 

Turien era un buono, aveva la bontà delle menti non speculative. La stessa di quella di San Benedetto il Moro, ma non santificata. Viveva Turien con la madre, donna pia e malata. Pregava Turien per la salute di lei. Credeva, come tutti, nell’azione salvifica delle superstizioni che accompagnano le religioni. E ci aveva creduto di più perché, dopo il cerimoniale di una di queste, la madre era stata meglio.

Soffriva Turien la sua solitudine. Gli altri gli sembravano un altrove che egli non avrebbe potuto raggiungere. Non aveva le stesse furbizie. Davanti alle loro azioni o male azioni restava sempre perplesso, sconcertato. Non riusciva a capire. E pregava, pregava per se stesso.

La processione era imponente, tanta era la gente, le persone così fitte e stipate le une alle altre che,  a buttarlo in aria, un chicco di grano non avrebbe toccato terra. Compunte le donne, con un mormorio profondo gli uomini, pregavano, cantavano i lamenti di Nostro Signore. La statua del Crocefisso era un ossimoro, una contraddizione, nudo in croce ma con una stola accanto in cui erano attaccate  banconote come offerte. La banda suonava motivi funerei ed accentuava l’angoscia e la commozione del momento per la morte di Cristo. In tanti e tanti piangevano le lacrime dei loro dolori e delle loro preoccupazioni. Ognuno chiedeva umilmente una grazia. Sempre si trattava di guarire da una malattia od un aiuto per la povertà.

I miracoli, al tempo, non si manifestavano in maniera metafisica, impalpabili, avevano bisogno di un mezzo intermediario. I santi normali avevano qualche frutto o qualche oggetto  con valore terapeutico. San Calogero, per esempio, aveva la cordella scaccia mali, S. Biagio i pomi benedetti per la gola. Il Cristo  invece il pane. Taumaturgico per la fame, miracoloso in tutto.

Era costume, per chi volesse una grazia, un favore dal Crocefisso, impastare ed infornare piccoli pani, detti panotti. Sfregati, nelle ricorrenze, sul costato di Cristo e poi mangiatene anche piccoli  pezzi, avrebbero avuto un potere prodigioso. In uno di questi sperava Turien. Questa volta per sé, per diventare come gli altri e non sentirsi a disagio e solo.

Tappe faceva la processione. In una di queste, nello spiazzo del municipio, una cesta di piccoli pani  fu portata, come ex voto, e posta sulla vara. Un uomo, salito su di essa,  sfregava i pani sul costato ferito del Cristo e li lanciava,”dava in pasto“alla gente che si accapigliava per accaparrarsi,  a furia di spintoni ed improperi, il pan santo, panacea per i propri guai. Turien guardava l’uomo, seguiva con gli occhi il movimento delle mani ed il volo e la traiettoria dei pani. Per avventura uno volò dalla sua parte. Credette fosse un segno per lui. Si buttò sopra di esso, lo afferrò stretto, ma immediatamente fu sbattuto a terra , sopraffatto dalla gente intorno che voleva per sé quel pane. A terra, Turien, schiacciato, impedito a respirare, lasciò andare dalle mani il panotto ed ebbe soltanto voce per gridare: “lasciatimi nesciri nun ni vogghiu panottu” e da sotto sollevando lievemente il capo rivolto alla statua implorò;”Cristu nun vogghiu canciari, lasciami comu sugnu”.

A mia madre.

22 luglio 2024

Ciro Gallo

Torre del Lauro

17 Luglio 2024

 

 

Lo sfasamento dei tempi tra planavano e questo meriggio

è voluto. Questi versi sono un presente raccontato

 

Planavano

con lento movimento

le acque

con il loro argenteo

cangiante di questo

tardo meriggio

come i gabbiani

a sfiorarle prima

di posarsi sullo scoglio

ormai soli padroni

della cattura del cielo

e del sereno del mare

io unico intruso.

17 luglio 2024

Ciro Gallo

Buio è  diventato il mare

9 Luglio 2024

Io non lo vedo

più il mare come quando

sul ballatoio seduto

pensieroso

mi estasiava, nel brulicar

argenteo delle lampare

sull’ acqua che nella

sera espandevano la

sua vastità  ad incrociar

le stelle.

Io non lo vedo più

perché buio e privo

di umane voci e luce

è diventato solo il cielo

è rimasto come prima.

9 luglio 2024

Ciro Gallo

Inesorabile destino

4 Luglio 2024

Nel buio precipito

la mia angoscia

senza sentir

il sollevarsi di essa.

4 luglio 2024

Ciro Gallo