Archivi: Gennaio 2020

La coda della luna

22 Gennaio 2020

Bellissimi i cieli di Scozia, come quelli di Argentina. Splendida e grande nel suo plenilunio  la luna. Tersa l’aria e frizzante nel far della sera.

Tornavo a casa a piedi attraverso Comely Bank, stanco, chiuso nel mio cappotto. Cappotto?! Non mi ricordo proprio, ma doveva essere un cappotto visto il freddo di Edimburgo. Passato l’angolo,  mi fermo davanti ad una succursale della Bank of Scotland ed a Waitrose. Indeciso se prelevare dei soldi o accontentarmi delle sterline che avevo in tasca, fino all’indomani e se entrare al supermercato per fare un pò di spesa, o farmi bastare, per quella sera, ciò che avevo già. Quasi improvviso qualcosa mi scuote. Un bagliore si espande e rischiara me e la vicina fermata del bus. Guardo in alto da dove proviene la luce : la luna. Grande, un disco rossiccio lattaceo. Resto immobile, impossibilitato a muovermi.  Estasiato dalla sua bellezza. Non mi accorgo, ma in quei pochi attimi  ora una, due poi tre, quattro fino a circa dieci persone  si mettono in fila dietro di me. Li percepisco, capisco, mi imbarazzo e col mio inglese non perfetto, timido esclamo :” Sorry, I’m not waiting for the bus, just looking at moon”. Tutti allora guardarono il cielo e si accorsero della luna, dimenticando per un attimo che la coda dietro di me l’avevano fatta per l’autobus, mentre io sazio di essa discendevo ora la via, verso Kemp place.

Ciro Gallo

Sapiddu

12 Gennaio 2020

L’avevo chiesto a Massimiliano, giovane palermitano, trasferitosi a Milano a lavorare presso l’ottica Aspesi. Là  io vado, in Via Festa del Perdono/Largo Richini, fin dagli inizi degli anni ’70, dai tempi dell’Università.

Ora è rimasto solo Antonio, non c’è più il fratello né la zia, elegante signora, con un aspetto un pò acromegalico.

Antonio è un esempio della vera cultura lombarda.

Quando la nostalgia  degli anni mi prende vado a trovarlo. Egli parla ed io ascolto, come se ancora fossi studente. Ama il dialetto milanese  come io amo il mio, di San Fratello, che col suo condivide alcune parole, essendo di origine gallo-italica, oltre che  il siciliano corrente.

L’avevo chiesto a Massimiliano,  la cui fidanzata si da il caso essere del mio paese di nascita. “Come va la sua fidanzata?  Ma ch’ fa v’ maritati?” “ Sapiddu ” mi risponde.

Ecco sapiddu, parola quasi ormai in disuso . È esso equivalente a cusapi, entrambi traducibili in italiano con chissà?

Le due parole se pur affini hanno sfumature diverse ma importanti. Anche il tono dell’espressione assume un valore. Entrambi hanno insito il dubbio ma mentre nel sapiddu: u sapi iddu, lo sa lui, il dubbio è legato alla persona, personale incertezza del proprio volere( si noti come l’io che non sa sia declinato alla terza persona, come se fosse un altro a decidere o a dirimere una questione, quasi a deresponsabilizzarsi), nel cusapi: cu u sapi, chi lo sa, il dubbio è legato alla sorte,  al caso, ad un io generale decidente che, pur comprendendolo, è altro dal soggetto.

Spesso nel tradurre dal dialetto all’italiano le parole perdono sfumature pregnanti  di significato. Sapiddu!

Ciro Gallo

Golf

5 Gennaio 2020

Il tuo segreto or conosco per caso

non amanti né imbrogli tu tieni,

Tu sgambetti con un bastone gioioso

che ben saldo dopo il colpo mantieni,

schizza in alto, lontano la palla

come agogni nella buca infilarla!

e dimentichi che in si tanta tenzone

nella buca va di norma il bastone.

Ed io , se pur vecchio ed imbiancato minchione,

che credevo esser il golf un maglione,

mi riscatto perché  ho contezza del bene

e nella buca uso metterci il …..

Al mio amico E golfista per diletto.

Milano 24-12-2015

Ciro Gallo